Nel 1934, senza badare a spese, l'Italia ospitò i mondiali di calcio, i secondi della storia. Gli stadi utilizzati per la competizione furono 8 e quasi tutti di recente costruzione. 

Per Mussolini la manifestazione rappresentava un’abile mossa propagandistica per mostrare al mondo lo spirito giovanile e gagliardo dell'Italia fascista. Il regime aveva tra i suoi obiettivi il risanamento fisico degli italiani e lo sport rappresentava quindi un ottimo strumento per forgiare un popolo scattante e fisicamente perfetto.

Alla manifestazione furono ammesse 16 squadre dopo una fase di qualificazione resa necessaria date le numerose richieste di partecipazione. Pensate che anche la nostra nazionale dovette partecipare alle fasi di qualificazione in quanto in quegli anni la nazione che ospitava l’evento non ne era esentata.

L'Uruguay, organizzatrice dei precedenti mondiali, decise di non partecipare per ripicca verso quelle nazioni che quattro anni prima avevano snobbato la sua manifestazione. Altra assenza illustre fu quella dell'Inghilterra che non partecipò invece per una questione di principio. Si racconta che considerasse la manifestazione dilettantistica al pari però di altre nazioni che comunque vi parteciparono, ma con squadre di scarso valore.

Nel 1934 per la prima volta alla competizione prese parte una squadra africana: l'Egitto. Un'ultima curiosità riguarda il regolamento. Nel caso in cui una partita fosse terminata con il risultato di parità non erano previsti i calci di rigore. La partita doveva essere disputata nuovamente il giorno dopo, cosa che capitò all'Italia nel match contro la Spagna.

L'idolo della nostra nazionale era Giuseppe Meazza (Peppin). Un valido esempio di grande atleta che il regime utilizzò per presentare al mondo il nuovo modello di italiano. Peppin ne fu  lusingato ma in realtà non si interessava di politica… Si dice che dormisse con la foto del Duce sotto al cuscino, ma la cosa risulta poco probabile. Più verosimile che dormisse con la foto di una bella donna.  

I mondiali di calcio rappresentavano quindi per il regime una prova importante. Occorreva dimostrare che l'Italia era un paese moderno, e che lo era diventato grazie al fascismo. Diventava necessario quindi che non ci fossero errori e sbavature e la ciliegina sulla torta sarebbe stata proprio la vittoria finale.

L’Allenatore della nostra nazionale era Vittorio Pozzo, un giornalista prestato al calcio. Un uomo duro che impose alla squadra, in ritiro nei pressi di Firenze, uno stile militaresco e spartano.  Le poche  distrazioni erano rappresentate dalle passeggiate e dai massaggi. Una sera per distrarsi alcuni giocatori andarono a vedere il Rigoletto e poi proseguirono la serata con una cena in trattoria. Il giorno dopo ricevettero un solenne rimprovero perché: < Non siete venuti qui per andare in trattoria, a teatro, per fare del turismo, ma per allenarvi a giocare e a vincere il campionato mondiale >.

Pensate che ai calciatori non era permesso nemmeno uscire dal ritiro per andare dal barbiere. Pozzo fece in modo che fosse il barbiere a raggiungere il ritiro e non viceversa. Uno dei passatempi era rappresentato dal poker. Pare che Meazza avesse perso al gioco anche il premio partita per la vittoria finale.

Vittorio Pozzo amava spronare i suoi ragazzi invitandoli ad emulare i sacrifici dei soldati italiani durante la prima guerra mondiale, ma sapeva essere anche paterno. Nello scegliere i giocatori da mandare in campo si racconta subisse pressioni dai vertici della FIGC e del regime.

La nazionale arrivò alla finale con la Cecoslovacchia  attraverso una serie di incontri che le cronache dell’epoca descrissero come se fossero state delle battaglie, utilizzando termini presi dal gergo militare: battaglia memorabile, passo da bersagliere, plotoncino di esecuzione

La finale del Mondiale si svolse il 10 Giugno 1934 a Roma, allo stadio del Partito Nazionale Fascista, davanti a 60.000 spettatori con un incasso che si aggirava intorno al milione. I cancelli dello stadio furono aperti alle 14.00 e presto fu esposto un cartello fuori dagli spalti per indicare che non erano più disponibili biglietti.

In migliaia si assieparono delusi all’esterno immaginando lo svolgimento della gara dalle urla dei tifosi. Alle 17.00, pochi minuti prima del fischio d’inizio, in tribuna d'onore fece il suo ingresso  Benito Mussolini in abito chiaro e cappello da marinaio. Al suo fianco alcuni membri di Casa Savoia e le alte gerarchie del regime.

Le squadre entrarono in campo una alla volta e per ultimo comparve l’arbitro. La nostra nazionale indossava la maglietta azzurra con il fascio littorio e lo stemma sabaudo. Due gli inni per l’Italia: la Marcia Reale in onore dei Savoia e Giovinezza in onore del regime. 

L'Italia vinse per 2 a 1.  Più che la vittoria sportiva  i giornali celebrarono la vittoria del partito. Lo stesso Pozzo dirà che il successo era stato possibile grazie all'ambiente e all'atmosfera creata intorno alla squadra dal fascismo. Le cronache così descrissero gli attimi successivi al fischio finale: <Fu una specie di apoteosi del gioco del calcio, coi giocatori nostri commossi fino alle lagrime, con la folla pazza dalla gioia, col Duce esprimente a pieno viso e a piena voce la sua soddisfazione……Il successo è stato afferrato. Esso premia la serietà, la fermezza morale, lo spirito di abnegazione, la ferma volontà di un plotoncino di uomini…>.

Il premio per la vittoria fu di 10.000 lire a testa. Alcuni testi riportano la notizia di una colletta nazionale che portò ai giocatori ulteriori 10.000 lire. Dopo i festeggiamenti di rito sul campo, alle ore 21.00 un torpedone con la squadra azzurra raggiunse Piazza Colonna per ricevere gli applausi da quella che fu descritta come una <vera marea umana>. La squadra fu accolta con le note di Giovinezza ed i festeggiamenti proseguirono per tutta la notte in tutta Roma.

Il giorno dopo Starace, segretario del partito, invitò gli azzurri a Palazzo Venezia per incontrare il Duce. Prima di essere ricevuti, Starace informò i ragazzi che avrebbero potuto chiedere al Duce qualunque cosa, qualunque regalo….I giocatori si consultarono e vennero fuori le richieste più strane: chi voleva chiedere la licenza di terza liceo, chi la tessera ferroviaria a vita…Alla fine chiesero…una foto del Duce con dedica. Altri tempi davvero.

 

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Mondiale 1934

L'Italia ai mondiali del 1934   

 

 Bibliografia

Campionato mondiale di calcio, 1934

Sergio Vicini, Le stelle del Duce, Hobby & Work, 2008

Patrizia Dogliani, Il fascismo degli italiani, UTET, 2008

Supermondiale. La storia dei mondiali di calcio in figurine e non solo. Edizioni Panini, 2006

La Stampa, 11 giugno 1934

www.calcioalpallone.com

www.storiedicalcio.altervista.org

 


 

 

 

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