«Di Berlino rammento la grandiosità dell’apparato. Di Hitler, invece, ho un ricordo confuso.....

Mi disse qualcosa ma parlava in tedesco e io non ci capii nulla.

Poi non ho dimenticato le feste, il sindaco e la banda alla stazione di Bologna e il prefetto che fa trasferire il suo segretario perché aveva preparato un mazzo di fiori piuttosto mosci.

Avevo vent’anni, allora, e avrei dovuto partecipare anche all’Olimpiade precedente, quella del 1932 a Los Angeles.

Ma sarei stata l’unica donna della squadra di atletica e così mi dissero che avrei creato dei problemi su una nave piena di uomini.

La realtà è che il Vaticano era decisamente contrario allo sport femminile».

Ondina Valla

 

 

Ondina Trebisonda Valla fu la prima atleta italiana a conquistare un oro olimpico. Nacque a Bologna nel 1916. Il nome Trebisonda fu scelto dal padre in omaggio alla città turca di Trabzon considerata una delle più belle al mondo.

La stessa Ondina ricorda:

“Mi aveva chiamato così per tutto quello che aveva letto, di affascinante e di magico, sulla città turca: io, prima femmina dopo quattro maschi, gli avevo acceso la fantasia al punto che sarei dovuta diventare tutta una meraviglia, proprio come la Trebisonda del mito”

La stampa italiana la ribattezzò: Il sole in un sorriso, ma la sua partecipazione alle Olimpiadi divenne quasi una questione di stato. Pio XI aveva impedito alle atlete italiane di gareggiare nelle precedenti olimpiadi del 1932 di Los Angeles. Da parte sua Mussolini invece, pur relegando le donne al ruolo di mogli e madri, era convinto che una vittoria delle atlete italiane ad una manifestazione così importante sarebbe stata una bella pubblicità per il regime.

Fu così che ben sette nostre atlete andarono a Berlino a rappresentare la bandiera italiana e fascista. A  parte le titubanze della chiesa, Ondina dovette superare anche l’opposizione della madre convinta che fosse indecoroso per l’unica sua figlia partecipare a delle gare atletiche. Inoltre la donna temeva che dedicandosi allo sport la figlia non avrebbe mai trovato marito:“Sei una ragazza, ormai devi pensare ad altro” le ripeteva la mamma. 

Alla fine, grazie anche all'aiuto paterno, Ondina partì per Berlino. Forse non tutti sanno che quelle Olimpiadi furono seguite nei teatri di Berlino da circa 100 mila persone attraverso tv a circuito chiuso. 

Il 6 agosto del 1936 si corre la finale degli 80 metri ad ostacoli. Strana la temperatura per essere il mese di agosto. Ondina patisce il freddo al punto che il suo massaggiatore deve prepararle una zolletta di zucchero imbevuta di cognac.

L’atleta ricorda:

«Faceva un frescolino autunnale tant'è vero che corsi con un'altra maglietta sotto a quella azzurra....Sono partita male, ho corso di pura forza, ai 50 metri ero in linea con le prime tre, ho chiuso gli occhi e mi sono buttata sul filo. Dissero che avevo vinto in fotografia. Balle. La verità è un’altra, la verità è che la fotografia servì per far retrocedere la Testoni ( sua rivale di sempre) dal secondo al quarto posto. Venne fuori la storia che io avrei vinto buttando avanti il petto che non ho, un’altra stupidaggine: le foto dimostrano che qualcosa del mio petto si vede comunque, anche se avevo su due maglie, l’azzura d’ordinanza sopra a una bianca, di fortuna».  

Ben quattro atlete arrivarono contemporaneamente al traguardo. Per stabilire la vittoria si dovette ricorrere al fotofinish.

Sul podio di Berlino la Valla ricevette i complimente del fuhrer:

«Mi volle conoscere e stringere la mano, lo faceva con tutti i vincitori a patto che non fossero neri o ebrei…»

Con quella vittoria divenne la più giovane atleta italiana a vincere un oro olimpico e il suo record rimase imbattuto fino al 2004.

Al suo ritorno in patria ricevette numerosi premi: una medaglia d’oro dal Duce, un assegno di 5.000 lire, una foto con dedica della Regina Elena, l’abbonamento per vedere allo stadio il Bologna (sua squadra del cuore) ma soprattutto ricevette una calorosa stretta di mano dal Papa. Pace fatta.

L'oro olimpico le diede immensa popolarità nell'Italia fascista, portandola a diventare  un simbolo per le ragazze italiane. Il fratello Rito, noto scultore, celebrò la sua vittoria con la statua l'Ostacolista (1936-1938). L'opera fu collocata davanti alla sede della Gioventù Italiana, poi, con la caduta del regime fascista, fu spostata nel cortile di casa, dove fu notata dall'industriale Carpigiani che la acquistò per collocarla davanti alla sua fabbrica.

Ancora oggi la statua si trova all'ingresso dell'azienda a simboleggiare lo slancio del progresso verso il futuro. La medaglia d'oro le fu rubata nel '78 dall'abitazione. Il 7 luglio del 1984, l'allora presidente della federazione italiana di atletica leggera, Primo Nebiolo, donò ad Ondina una riproduzione identica all'originale della medaglia vinta a Berlino.

Ondina Valla muore a L’Aquila nel 2006.

 

Ricordiamo che delle Olimpiadi di Berlino fu realizzato un documentario : Olympia, opera della regista tedesca Leni Riefenstahl

 

Video                            

Olympia                                              

1936, Berlino a colori                

 Allenamenti                                     

Giornale Luce B0938 del 1936

Giornale Luce B0927 del 1936    

 

 

Bibliografia

Ondina Valla

Mara Cinquepalmi, Ondina Valla

E' morta Ondina Valla, prima azzurra d'oro alle Olimpiadi, da Repubblica del 16 ottobre 2006

Biografia di Ondina Valla 

David Clay Large, Le Olimpiadi dei Nazisti, Berlino 1936

Ondina Valla, prima donna d'oro, La Stampa di Torino, 6 agosto 1986

 

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