Federico Seneca, 1935

 

 

 

Un giorno...feci una delle consuete ispezioni al negozio Perugina e con sorpresa vidi esposto un nuovo articolo.

La sorpresa stava nel suo nome assolutamente inaspettato: i Cazzotti della Perugina.

Il cioccolatino aveva realmente l'apparenza di un pugno chiuso pronto a sferrare un cazzotto; ma quel nome lo trovai assurdo.

Come avrebbe potuto un cliente entrare in un negozio e chiedere, magari ad una graziosa venditrice: "Per favore, un cazzotto?"

Sarebbe stato molto più appropriato chiedere semmai un bacio.

Pensato e fatto: tolsi il cartello dei cioccolatini esposti in vetrina e ne misi uno nuovo:

"Baci Perugina" 

Giovanni Buitoni

 

 

 

La storia che vi vogliamo raccontare, limitatamente al ventennio fascista, è quella di una grande azienda italiana, le cui vicende si intrecciano e si scontrano con l'Italia del ventennio. Il 30 novembre 1907 Francesco Buitoni, Annibale Spagnoli, Leone Ascoli e Francesco Andreani costituiscono la Società Perugina per la fabbricazione dei confetti.

Già, perchè solo successivamente la lavorazione del cioccolato diventerà l'attività di spicco dell'azienda. Anzi, la famiglia Buitoni, prima di occuparsi di dolciumi, possedeva un pastificio nel piccolo comune di Sansepolcro. Un attività che, stando alle cronache dell'epoca, non era particolarmente proficua. Si trattava di un piccolo pastificio artigianale sorto in un periodo in cui la pasta non era quel prodotto comune e diffuso dei nostri giorni.

I primi successi giungono con la partecipazione alle esposizioni industriali di Firenze nel 1861, Sansepolcro nel 1863, ma soprattutto con la vincita, nel 1867, della medaglia di bronzo all'Esposizione Universale di Parigi.

Con i primi successi l'azienda si ingrandisce. Nel 1878 viene aperto un pastificio di piccole dimensioni  a Perugia. Nel 1884, Giovanni Buitoni crea la pastina glutinata, un alimento  di nicchia, destinato all'alimentazione di bambini e malati. Questa invenzione portò all'azienda due medaglie d'oro nel 1886 all'Esposizione di Scienze ed Arti Industriali di Parigi.

Nel 1907 Luisa Spagnoli (creatrice della famosa catena di negozi di abbigliamento) e Francesco Buitoni aprono una piccola azienda con sede nel centro storico di Perugia, la Perugina, con quindici dipendenti. La sua produzione, come già accennato in precedenza, riguarda in primo luogo i confetti ed in misura minore caramelle e cioccolato.

Gli inizi non sono facili. Le perdite sono maggiori dei soldi investiti. La maggior parte della popolazione italiana è dedita all'agricoltura ed ha redditi decisamente bassi. I consumi dolciari sono considerati un lusso. 

Nel 1911 Giovanni Buitoni, principale artefice delle fortune della Perugina, ottiene dal Comune di Perugia l'autorizzazione ad usare come marchio il grifone che compare sullo stemma cittadino. La svolta per l'azienda umbra arriverà con la prima guerra mondiale. Il Ministero degli approvvigionamenti vieta la produzione di svariati generi dolciari, ad eccezione del cacao in polvere, di alcuni tipi di cioccolato, biscotti ed altri generi alimentari da destinare all'esercito.

La Perugina deve così abbandonare la lavorazione dei confetti ed orientarsi verso i prodotti a base di cacao. Sarà la sua fortuna. Al fronte i contadini cominciano a familiarizzare con nuovi beni di consumo come la carne in scatola, le sigarette e prodotti a base di cioccolato, utilizzati dalle forze armate per il loro alto valore energetico.

Nel 1922 inizia la produzione dei famosi Baci. Ad inventarli fu Luisa Spagnoli. Nel 1926 verranno aggiunte altre specialita' quali: i cioccolatini al liquore, alla crema al limone, alla crema fluida, al Bitter e al Cordial Campari, al gran Spumante Gancia.

Grande attenzione viene data alle confezioni. Per curare gli incarti e i contenitori la Perugina si dota dal 1923 di una apposita direzione artistica affidata al pittore e disegnatore Federico Seneca.

Dal 1926/1927 Giovanni Buitoni decide di puntare esclusivamente sulle produzioni di alta qualita' e prezzo elevato. Inoltre oltre alle consuete forme di reclame, l'azienda realizza, a scopo promozionale, grandi manifestazioni come la Coppa Perugina, una corsa automobilistica in grado di focalizzare l'attenzione di un folto pubblico di curiosi e di addetti ai lavori.

Questa gara durera' fino al 1928, anno in cui l'Automobile Club d'Italia decide di abolire tutte le gare provinciali sostituendole con il Giro d'Italia.

L'azienda era anche molto attenta alle esigenze dei propri operai. Alla fine degli anni '20 venne infatti potenziata l'assistenza di fabbrica e le strutture del dopolavoro. I dipendenti potevano contare su una riduzione dei prezzi del servizio tramviario, su corsi di igiene domestica e di lingue straniere.

Vi era inoltre una palestra (realizzata nel 1924) ed una filarmonica. Nel 1926 venne realizzato un servizio di mensa e nel 1927 una sala destinata all'allattamento, dove le operaie potevano lasciare i loro bambini durante le ore di lavoro.

Sempre in quegli anni, l'azienda selezionava annualmente 30/40 dipendenti con condizioni di salute precarie, per inviarle, a spese dell'azienda,  un paio di settimane nella colonia elioterapica di Porto Potenza Picena, sul litorale marchigiano.

La Perugina fu una delle poche aziende a non risentire pesantemente della crisi economica del '29 .Si decise di orientare la produzione verso un mercato di <lusso>. Segno tangibile di questa tendenza fu <l'eleganza, la signorilità dei negozi Perugina> . 

In Italia negli anni trenta si potevano contare circa 50 negozi Perugina, tutti arredati dall'architetto Bega di Bologna, inoltre: <Ogni gestore prima di vedersi assegnato un negozio, deve aver seguito un corso speciale di vetrinista nello stesso stabilimento Perugina>. 

L'azienda utilizzò importanti strategie di marketing per estendere i propri clienti. Famoso fu il concorso legato alla trasmissione EIAR: I quattro moschettieri.

 

Leggi anche: La Perugina durante il ventennio 

 

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Luisa, la donna che inventò il Bacio

 

 

Bibliografia

Francesco Chiapparino, Renato Covino, La fabbrica di Perugia. La Perugina 1907-2007, Comune di Perugia, 2008

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