“Questa è materia da non legare alla contingenza dell’ora.

Questo è ricordo da serbare indelebile”

Alessandro Pavolini

 

 

Nel luglio del 1941 il Ministero della cultura popolare, per mostrare gli scempi causati dai soldati inglesi nel periodo in cui riuscirono a strappare temporaneamente la Cirenaica al dominio italiano (prima occupazione febbraio-marzo 1941), pubblicò il libro: "Che cosa hanno fatto gli inglesi in Cirenaica".

Il testo si presenta ricco di immagini e di testimonianze sulle violenze, i saccheggi e le distruzioni causate dagli inglesi ed in particolare dalle truppe australiane.

Nella prima parte si raccontano i benefici apportati dal regime a queste terre:

Il trasferimento nella Libia occidentale e orientale di 15.500 rurali iniziato il 28 ottobre del 1938 e la seconda ondata di altri 12.500 nell'autunno del 1939 è veramente un fatto gigantesco. Ogni rurale che con la sua famiglia si è trasferito in Libia aveva la certezza della dignità del lavoro di cui avrebbe goduto i frutti”.

“La Litoranea Libica, concepita dal Duce e realizzata da Italo Balbo, che dalla primavera del 1937, attraversando tutta la Libia, congiunge i confini della Tunisia con quelli dell’Egitto, è un prodigio…”

“L’Italia è venuta incontro anche alle popolazioni mussulmane della Libia costruendo per esse speciali villaggi e concedendo uno Statuto che, pur consacrando la concezione gerarchica di razze, garantisce ai mussulmani sicurezza, giustizia e lavoro”.

L’arrivo degli inglesi (febbraio 1941) aveva fatto sperare in un trattamento benevolo verso gli italiani, il cui eroismo era riconosciuto anche dal nemico. Le numerose testimonianze raccolte nel volume raccontano tutt'altro.

Nel paragrafo dedicato al Saccheggio di Bengasi si elencano le innumerevoli angherie, vessazioni e saccheggi cui furono sottoposti i nazionali e i loro beni. I prigionieri italiani venivano caricati su motovelieri come un carico bestiame verso destinazione ignota.

I soldati, o meglio,  “la soldataglia” come è definita nel testo, alla presenza di ufficiali si abbandonava a rapine a danno dei cittadini italiani. Nelle lettere che i nostri connazionali inviavano alle famiglie si legge:

Non posso raccontarvi quello che queste truppe hanno fatto nei particolari, vi assicuro però che quasi la totalità del Corpo australiano ha fatto schifo!”.

“Quei disgraziati e farabutti dopo aver asportato tutta la roba di valore hanno ammonticchiato il rimanente e ci hanno dato fuoco…Questo dolore è insopportabile!”

“Indistintamente tutti sono stati dei ladri, degli assassini, dei bruti, dei mascalzoni e non hanno mai rispettato le convenzioni internazionali della Croce Rossa”.

Gli inglesi giustificavano i saccheggi, da loro definiti semplici perquisizioni, con la scusa di armi in giro non ancora consegnate.

L’inquinamento dei pozzi, al cui interno veniva gettato petrolio e bitume, la distruzione delle centrali elettriche, case private, chiese, cimiteri, acquedotti e i negozi murati dalla popolazione per evitare i saccheggi, sono episodi che difficilmente rientrano nella definizione di "perquisizioni".

Caterina Cortesani scrisse alla Croce Rossa Italiana:

Anche verso i morti il rispetto era sconosciuto: la sottoscritta ha visto spogliare letteralmente due aviatori tedeschi, deceduti in seguito a combattimento aereo, dai soldati della RAF che li avevano trasportati nella camera mortuaria dell’ospedale…Tutta l’inumanità più brutale s’è sfogata il 2 aprile sulla città di Bengasi. Gli inglesi per 58 giorni hanno derubato i privati di averi mobili ed immobili…"

In un rapporto inviato dal Consigliere Nazionale Bruno Puccioni:

"Ogni giorno ufficiali inglesi si recavano nei nostri ospedali per verificare quali erano i nostri feriti, anche gravi, che potevano essere internati nei campi di concentramento…Ai feriti anche gravi si toglievano perfino gli stivali che venivano poi indossati dagli australiani. Moltissimi nostri feriti giungevano completamente nudi agli ospedali...Un giorno al Campo Torelli, gli inglesi, per provare un fucile automatico, ammazzarono un tenente e ferirono altri tre ufficiali italiani. Tutte queste notizie sono documentate e vi sono decine di testimoni che possono riferire e documentare anche episodi ben più gravi…A Derna sono stati fucilati cinque italiani senza alcun procedimento...Gli ufficiali inglesi che ho personalmente fatti prigionieri, mi dicevano: <Chissà ora come voi ci tratterete, dopo tutto quello che noi abbiamo fatto>. E dopo qualche giorno essi hanno detto ad ufficiali italiani di essere rimasti molto mortificati per il contegno delle truppe dell’Asse nei confronti dei prigionieri britannici.  

Lettera inviata al Vice Governatore di Tripoli il 26 aprile 1941

"Quasi tutte le notti dovevo difendere la mia abitazione con lancio di sassi, bottiglie ecc…perché soldati delle truppe occupanti tentavano di forzare il portone di ingresso del mio appartamento. Ad un ferito che aveva un brillante ed una fede matrimoniale, essendosi tentato invano di estrarre gli anelli perché il dito tumefatto si era gonfiato, fu reciso il dito con una tenaglia. Il ferito già agonizzante morì nello strazio.

E’ bene, nel nome di Dio, che la verità sia nota."

 


 

  Bibliografia

 

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