Dal sito: www.vigilfuoco.it

 

10 giugno 1940: l’Italia entra il guerra ma il campionato di calcio continua come se niente fosse. Fino a tutta la primavera del 1942 le partite si svolgono regolarmente, anche se con qualche evidente disagio dovuto agli allarmi aerei. Arnaldo Sentimenti, portiere del Napoli nel 1941-1942, così ricorda quel periodo:

“Napoli era tempestata dai bombardamenti. Quante volte sono state sospese le partite…”

Il 19 aprile del 1942 a San Siro si disputa l’incontro Italia-Spagna. Sugli spalti più di 55.000 tifosi. Sarà l’ultimo incontro disputato dalla nostra nazionale prima di una pausa forzata di tre anni.

Le notizie che giungono dal fronte non sono incoraggianti, eppure non si rinuncia al calcio. Un cinegiornale del 17 luglio 1942 racconta di un incontro calcistico, durante le pause di guerra, tra soldati italiani e tedeschi. Per la cronaca l'Italia vinse 3-0.

Con l’avanzare della guerra ed il crollo del regime anche il calcio è allo sbando. Ma la passione non muore. Si gioca.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre la Federcalcio si trasferisce a Venezia. Per l’anno 1943-1944 non ci sarà un campionato di serie A ma dei tornei misti regionali (con squadre di serie A, B e C), divisi per zone: Piemonte-Liguria, Lombardia, Veneto, Venezia-Giulia, Mista Emilia, Toscana. Le migliori si incontreranno poi in un girone unico. 

Per i tifosi il campionato misto significa rovesciare le gerarchie sportive, per i giocatori qualunque ingaggio significa evitare di impugnare le armi da una parte o dall’altra, perché i giocatori professionisti non partivano per il fronte. Bisognava solo trovare una squadra e perfino i titolari della nazionale faticavano a trovare degli ingaggi.

Nel girone emiliano, vista l’impossibilità di percorrere le strade che portavano in Piemonte, gioca la squadra dei Vigili del Fuoco di La Spezia.

Non si trattava di vigili prestati al calcio, ma di giocatori arruolati come pompieri. 

Fu il capo dei vigili del fuoco, l’ingegner Luigi Gandino, a proporre ai giocatori vitto e alloggio in caserma evitando così loro il fronte. Una sola richiesta fu fatta ai giocatori: la squadra doveva mutare il nome in  42° Corpo dei Vigili del fuoco di La Spezia.

Nessun ostacolo a tale richiesta perché appartenere ai vigili del fuoco significava avere un lasciapassare, essere al sicuro da eventuali rastrellamenti e potersi allenare tranquillamente superando controlli e posti di blocco.

Le bombe degli alleati però non risparmiavano neppure gli stadi. I vigili-calciatori si allenavano tra le macerie, sempre con il rischio di nuove incursioni aeree perché per gli alleati la città di La Spezia era un obiettivo strategico importante in quanto sede di industrie belliche e di un arsenale militare che sorgeva proprio nelle vicinanze dello stadio.

La vita quotidiana era un inferno. Luce, acqua e gas erano erogati ad intermittenza. Ci si addormentava vestiti e con le scarpe ai piedi per paura di non trovarle al ritorno dai rifugi.

Comporre gironi e calendario di quel campionato non fu quindi un’impresa facile.

Finalmente nel Gennaio del 1944 i giornali poterono annunciare l’avvio del campionato di calcio. Per i tifosi e gli addetti ai lavori la squadra da battere era il Torino del mitico Vittorio Pozzo (allenatore della nazionale due volte campione del mondo).

Nonostante la buona volontà, molte partite saltarono a causa delle difficoltà organizzative: mancavano mezzi, denaro ed anche gli arbitri. 

Le reti stradali e ferroviarie erano ormai fuori uso a causa dei bombardamenti rendendo difficili gli spostamenti per le squadre. Si partiva per le trasferte con mezzi di fortuna. I vigili-calciatori di La Spezia utilizzavano un autobotte (riempita con olio, uova e sale per vendite di fortuna che effettuavano prima dell’inizio delle gare) riadattata attraverso l’inserimento di panche di legno sulle quali i giocatori viaggiavano all'aperto, esposti alle intemperie.

Il regolamento federale aveva pensato ad ogni evenienza. In caso di preallarme aereo si applicava il cosiddetto piccolo allarme: gli atleti non potevano ritirarsi dalla gara ma dovevano attendere allo stadio il segnale successivo. In caso di mancata incursione aerea la partita doveva riprendere, anche dopo ore di interruzione.

I tifosi, pochi, che si avventuravano alla stadio, speravano quindi in una giornata nuvolosa che rendesse difficili le incursioni aeree perché in attesa che la partita riprendesse non si sapeva come far passare il tempo. 

Nonostante alcune battute d’arresto, la squadra dei Vigili è in testa al proprio girone anche perché alcune squadre dovettero rinunciare a partecipare agli incontri. Il Torino, come da pronostico iniziale, continuava a mietere successi. Il 27 giugno del 1944 la Federcalcio fissò le date per gli incontri finali del campionato che si sarebbero svolti all’Arena Civica di Milano nel mese di luglio.

In occasione della trasferta milanese i giocatori spezzini furono sorpresi da un violento acquazzone estivo. Non avendo ricambi, si decise di far asciugare le divise sul fuoco. L'eccessivo calore provocò la bruciatura di magliette e calzoncini. I giocatori, non avendo altro, scesero in campo con quelle divise bruciacchiate destando stupore tra i presenti. Gli stessi avversari (Venezia) pensavano di trovarsi contro una squadra di barboni. La notizia venne ripresa anche dai giornali sportivi. Un cronista, non conoscendo le vere cause di quell’inusuale divisa, scrisse che quelle maglie malconce rappresentavano il segno tangibile delle vicissitudini attraversate dalla squadra dei Vigili durante il campionato.

Il 16 luglio del 1944 all’Arena Civica di Milano si scontrano i vigili del fuoco di La Spezia contro il Torino di Mazzola.

Poco prima del fischio d’inizio Vittorio Pozzo fa visita agli avversari. Come ricordano alcuni giocatori superstiti, Pozzo fece un bellissimo discorso ma poi concluse dicendo che il Torino avrebbe vinto minimo tre a zero. Il pluridecorato allenatore del Torino non considerò la grinta dei suoi avversari. Vinsero infatti, a sorpresa, gli spezzini per 2-1. Vittorio Pozzo a fine gara tornò nuovamente nello spogliatoio degli avversari, ma questa volta per complimentarsi.

Il 20 luglio 1944 lo Spezia fu ufficialmente proclamato vincitore del campionato, ma non ricevette lo scudetto.

La FIGC decise di assegnare solo una Coppa Federale, come per il Milan in occasione della vittoria nel campionato di guerra 1915-1916.

Solo nel 2002 la squadra spezzina poté appuntare sulle magliette non lo scudetto, ma un distintivo tricolore in memoria di quella storica impresa.

 

Video e bibliografia

Lo scudetto dei pompieri

Una squadra militare italiana e una squadra militare tedesca in un incontro di calcio a Nettunia, Giornale Luce C0263 del 17/07/1942

Spalti di Guerra - lo Scudetto dello Spezia 43/44, La Storia siamo noi

 

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