L’esaltazione del prodotto nazionale viene sovente fatta coincidere con la Guerra d’Etiopia, le inique sanzioni e la conseguente autarchia. Ma da un’attenta lettura di alcuni importanti quotidiani nazionali si scopre una realtà ben diversa.

Già nel 1930, con l’istituzione della Giornata del prodotto nazionale, si invitava la popolazione a preferire prodotti italiani dedicandovi apposite manifestazioni, volute non per snobismo o chiusura nei confronti del mercato estero ma:  

“Non si tratta di un ostracismo cieco e fanatico alla produzione degli altri paesi, ma soltanto di correggere delle forme di snobismo che - più che all’economia del paese - sono pregiudizievoli al buon nome del prodotto nostrano”.  (Scopi e programmi della giornata del prodotto nazionale, Corriere della Sera, 15 aprile 1930)

“Con ciò si intende dare incentivo a preferire quei prodotti nostri che possono vittoriosamente competere, per qualità e per prezzo, con i migliori che vengono importati dall’estero con danno dell’economia nazionale”.  (La Festa del Fiore e la giornata del prodotto nazionale, Corriere Sera, 7 maggio 1930)

Alcune merci italiane, causa una moda che portava a preferire prodotti con nomi esotici, venivano inscatolate in Inghilterra, Francia, Svizzera e Germania, in modo da non risultare nazionali, oppure semplicemente si mentiva sulla loro provenienza.

Emblematico il caso dei cappelli fabbricati a Monza che varcavano le frontiere, sostavano in qualche laboratorio straniero per ricevere un timbro e poi ritornavano in Italia identici a prima, con in più però il prezzo.

Il Corriere della Sera (1930) riporta anche il caso di un modesto artigiano milanese che:

“Escogitò una sua razionale e pratica maniera di fabbricar le bretelle; tanto la sua trovata soddisfece i competenti, che egli ricevette ordinazioni ingentissime; ma ad un certo punto quei suoi modesti ammennicoli dell’abbigliamento maschile dovettero essere impacchettati e spediti a Parigi, dove si provvide ad avvolgerli in certe strisce di carta e a rinchiuderli in scatole abbondantemente provviste di locuzioni laudative espresse in quella dolcissima lingua; e poi di là sciamarono di nuovo sui mercati italiani, ove i rivenditori, fatti tranquilli e soddisfatti dall’etichetta francese, acquistarono abbondantemente.”

 

La stessa sorte toccava ai tessuti, agli abiti femminili, ai profumi e alle marmellate… Continua la lettura

 

 

 

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