Bruno, ufficiale della Regia Aeronautica e figlio terzogenito di Benito Mussolini, fu da piccolo attratto dal mondo dell'aviazione. Diverse le competizioni cui partecipò ed i primati di velocità ottenuti. Partecipò come pilota alla Guerra d'Etiopia, alla Guerra di Spagna e al secondo conflitto mondiale. 

La morte lo colse a Pisa mentre collaudava dei quadrimotori da bombardamento. Lasciava una moglie, Gina Ruberti, (morta nel 1946 a seguito di un incidente sul Lago di Como) ed una bambina, Marina,  di appena un anno. 

Ripercorriamo la storia della morte di Bruno Mussolini attraverso le testimonianze dei suoi familiari e gli articoli che i quotidiani dedicarono all'avvenimento.

Il fratello Vittorio, la mattina dell'incidente, si avviò con Bruno al campo di aviazione senza però partecipare al volo. Ricorda, in un suo volume di memorie, come il fratello fosse turbato quella mattina a causa di un sogno:

“Il mattino del 7 agosto 1941 uscimmo presto dall’albergo le cui finestre danno sull’Arno. Durante la notte mio fratello aveva fatto uno strano sogno e se ne parlò lungo il tragitto. Ho sognato – disse- che mi trovavo a Mosca. Invitato da Stalin mi recai al Cremlino che invece di essere di pietra era tutto costruito in legno. Stalin mi ricevette in una camera dai muri pure di legno. Sembrava una enorme cassa. La proposta che mi fece il dittatore comunista mi sorprese: dovevo rimanere in Russia come suo pilota personale. Io naturalmente rifiutai, malgrado le sue cordiali insistenze e quando mi avviai alla porta per andarmene, mi accorsi che la stanza era senza uscite. Con tutta la mia forza battei coi pugni sulle assi delle pareti, ma senza risultato. Stalin mi guardava sorridendo…Continuai a battere e a quel punto mi svegliai…Il mio attendente stava bussando alla porta per svegliarmi.”

Il termine del racconto fu accolto con una gran risata. Subito dopo la partenza di Bruno, Vittorio racconta:

“Una decina di minuti dopo, vedemmo lontano, dietro le palazzine del comando aeroporto, passare la sagoma del P.108 che perdeva rapidamente quota […] Inforcai la bicicletta e attraversai il campo […] Sbucavano automobili dappertutto, molta gente andava nella stessa direzione. Pedalavo come un disperato, assillato da un solo pensiero: trovare mio fratello e i suoi compagni vivi […] Cercavo segni di speranza ed allegria nei visi delle persone, ma una contadina con le mani nei capelli e gli occhi pieni di lagrime mi tolse l’ultimo dubbio […] Poi tutto si svolse come in un brutto sogno […] Bruno era irrimediabilmente perduto per noi. Mio padre s’avvicinò, lo baciò e poi rimase in piedi a guardarlo come se attorno a lui non ci fosse più nessuno […] Poi recatosi a visitare i feriti che ansiosi gli chiesero come stesse il “comandante” rispose: “Bruno sta bene, è completamente fuori pericolo”.

I giornali riportarono fedelmente la cronaca del terribile schianto. Raccontano del "figlio prediletto del Duce vittima di uno di quegli agguati che il destino tende, a tradimento, ai più ardimentosi eroi dell'aria". E poi ancora le numerose testimonianze di cordoglio a cominciare dal Papa e dal Re. 

La notizia fece subito il giro del mondo. Radio e giornali di New York si occuparono per più giorni della morte del giovane Mussolini. 

Fabrizio Ciano, figlio di Edda e Galeazzo Ciano, ricorda l'episodio della morte dello zio come il primo lutto di famiglia legato alla guerra. I suoi ricordi di bambino si soffermano sul nonno:

“Il primo lutto di famiglia, legato alla guerra, ci colpì in agosto. E fu dura. Lo zio Bruno, pilota anche lui […] stava collaudando un quadrimotore da bombardamento della Piaggio, all’aeroporto di Pisa. Era appena decollato, quando si schiantò […] aveva ventitré anni […] Non ricordavo di aver mai visto il duce con quell’espressione sul viso: tirato, le labbra serrate, lo sguardo spesso rivolto a terra. Una cosa che lui non faceva mai".

Le immagini del LUCE ci mostrano un popolo affranto. La salma fu trasportata su di un treno da Pisa a Predappio. Incredibile il numero di persone che silenziosamente accolsero, nelle varie stazioni intermedie, l'ultimo viaggio del figlio di Mussolini. 

Giunta la salma presso il cimitero di San Cassiano, un giornalista de La Stampa riporta un episodio inedito su Donna Rachele:

“La madre, che è la prima ad entrare nell’arca, ripone, con gesto nel quale è il fiore più tenero dell’estasi e della gentilezza, la spada del figlio sul tricolore che veste il sommo della bara. E’ la spada che ella, di tratto in tratto, nelle pietose traslazioni, ha voluto stringere al suo petto, ha voluto che nessuna mano toccasse”

Galeazzo Ciano, genero di Mussolini, racconta:

"A Forlì per i funerali di Bruno […] Mussolini ha voluto che la cerimonia nel Cimitero di San Cassiano fosse del tutto famigliare. Nella cripta eravamo in otto: i parenti più stretti e la vedova. Molta tristezza: un’aria da catacomba e tre arche di pietra grigiastra: i due genitori e un figlio […] Il Duce era impassibile e tormentato. Alla fine ha baciato l’arca di Bruno e, indicando lo spazio vuoto che c’era tra Bruno e l’altare, ha detto a più riprese che quello deve essere il suo posto. Siamo poi andati alla Rocca ed a Carpena. Mussolini ha voluto rivedere l’infanzia di Bruno. Si è indignato perché i famigliari avevano preso dai contadini un cesto di roba alimentare. “Non ammetto di tornare dalla tomba di mio figlio coi polli e le pere”. Aveva ragione".

Nei giorni successivi i giornali, in tono minore, tornarono a parlare della morte di Bruno. Lo fecero attraverso le testimonianze di affetto da parte di personaggi importanti. 

Umberto, principe di Piemonte, espresse un “affettuoso e più vivo cordoglio per la grande sciagura che strazia il cuore dei genitori”; Francisco Franco provò “una profonda commozione nell’apprendere la scomparsa di Vostro figlio Bruno caduto nel compimento del suo dovere di patriota”; Goering parlò di “un grave colpo del destino […] con me è in lutto tutta la Luftwaffe germanica che compiange un bravo camerata aviatore”. Queste citate sono solo alcune delle numerose testimonianze di cordoglio.

Le ultime parole sulla vicenda le scrisse lo stesso Mussolini nel libro "Parlo con Bruno". Prima di riportarne alcuni stralci, è doveroso fare alcune precisazioni sulla storia di questo volume. 

Dalla vendita del libro la famiglia non percepì denaro. La sua prima edizione non aveva un prezzo imposto, lo si poteva cioè richiedere attraverso una semplice e spontanea donazione come riferisce La Stampa del 7 novembre 1941:

"Il libro sarà venduto a favore degli orfani degli aviatori caduti in guerra […] Si tratterà di una edizione limitata a copie cinquantamila, che non saranno messe in vendita. Coloro che intendessero farne richiesta, potranno rivolgersi alla direzione amministrativa del Popolo d’Italia accompagnando la richiesta stessa, che deve essere individuale, con una oblazione anche minima che sarà devoluta a beneficio degli orfani degli aviatori caduti in guerra"

In realtà le copie stampate non furono quelle preventivate. Le richieste furono infatti numerose, anzi eccessive e ad alcuni si dovette non solo rifiutare l'invio del libro ma anche restituire la somma anticipatamente versata. 

Da La Stampa del 27 gennaio 1942:

"Parlo con Bruno 105 mila copie del libro esaurite. L’ulteriore ristampa […] Alle richieste che continuano a pervenire […] si è con rincrescimento costretti a rispondere negativamente, restituendo le relative oblazioni […] La somma di L. 3.243.540,45 offerta […] è stata versata al Ministero dell’Aeronautica che l’ha destinata come segue: L. 2.243.540,45 da investire in titoli di Stato per costituire con il relativo reddito borse di studio a favore di orfani di aviatori, che aspirino al conseguimento della laurea in ingegneria aeronautica o che intendano seguire i corsi presso la R. Accademia Aeronautica; L. 1.000.000 per l’istituzione e la dotazione di un gabinetto scientifico per cure speciali, raggi x ecc., da intitolarsi al nome di Bruno Mussolini […]"

Il volume non sparì dalla circolazione. Fu successivamente edito all’interno degli "Scritti e discorsi del Duce" dalla casa editrice Hoepli. Ancora una volta i diritti d’autore del volume furono devoluti per la costituzione di un fondo di assistenza per le famiglie dei Caduti dell’aviazione. Circolarono anche edizioni in varie lingue: tedesca, argentina, spagnola ecc.

Terminiamo il nostro racconto lasciando l'ultima parola a Benito Mussolini che così concluse il volume dedicato al figlio:

Il mio libro è finito, Bruno, ed io prendo congedo da te. Ho scritto un libro, ancora un libro, ed ora che sono giunto all’ultima pagina, uno strano pudore mi consiglierebbe di lasciarlo inedito, di non farlo circolare fra la gente, di non sottoporlo agli estranei e forse questo potrebbe essere anche il tuo desiderio, schivo come eri […] Ma questo libro […] non è una esaltazione: è un racconto, un semplice umano racconto e come tale lo affido specialmente ai giovani perché traggano ispirazione dalla tua vita esemplare […] Prendo congedo da te, Bruno. Quanto tempo dovrà trascorrere prima che io discenda nella cripta di San Cassiano per dormire accanto a te il sonno senza fine? Ecco un interrogativo che non mi turba. Ma prima vincere […] Tu sei uno dei tanti (combattenti). E non volesti essere che uno dei tanti." 

Vittorio Mussolini racconta che ai primi di ottobre del 1943 si recò con il padre al cimitero di San Cassiano. Innanzi alla tomba del figlio il Duce mormorò:

“Beato Bruno, non soffre più ed è morto nel momento giusto. Giovane, continuerà a vivere nella nostra memoria e in quella di chi gli ha voluto bene. Anch’io vorrei morire così, inaspettatamente”.

 

 

 

Immagini

 

 

  • 1941
  • 1941
  • 1941
  • L'Illustrazione Italiana
  • Radiocorriere 1941
  • Radiocorriere 1941
  • La Stampa, 10 agosto 1941
  • La Stampa, 8 agosto 1941
  • La Stampa, 9 agosto 1941
  • La Stampa, 10 agosto 1941
  • Parlo con Bruno
  • La Stampa, 7 novembre 1941
  • La Stampa, 27 gennaio 1942
  • La Stampa, 23 settembre 1942
  • La Stampa, 2 agosto 1943

 

 

 

Bibliografia

Fabrizio Ciano, Quando il nonno fece fucilare papà, Mondadori, 1991

Galeazzo Ciano, Diario 1937-1943, BUR 1990

Benito Mussolini, Parlo con Bruno, 1941

Vittorio Mussolini, Vita con mio padre, Mondadori, 1957

Edda Negri Mussolini – Emma Moriconi, Donna Rachele mia nonna. La moglie di Benito Mussolini, Minerva, 2015

L'Illustrazione Italiana, 17 agosto 1941

 

 

 

Video

Cinegiornale Luce del 15 agosto 1941

 

 

 

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