Olimpiadi di Berlino del 1936. La nazionale di calcio, come da regolamento, non può convocare giocatori professionisti. Vittorio Pozzo, nostro commissario tecnico, riesce ad inventarsi un connubio tra calcio e cultura, formando una squadra di studenti, bravi ragazzi e di buona famiglia.

Non vengono convocati i fuoriclasse vincitori del titolo mondiale del 1934, ma un gruppo nuovo che comprendeva tre laureati (Foni, Frossi e Cappelli) più un geometra (Rava). Del gruppo faceva parte anche un "cinese" diciassettenne:

"V'è fra essi un cinese. Sicuro un nato in Cina. E' questi Puppo, uno dei mediani convocati, nato in Estremo Oriente da genitori italiani e tornato in Italia per ragioni di studi"

Pozzo li aveva scelti uno per uno. Erano ragazzi poco più che ventenni (età media 21 anni) che all'estero nessuno conosceva e che non avevano mai vestito la maglia azzurra a livelli così alti.

Sebbene snobbata inizialmente dagli addetti ai lavori (ci si aspettava il trionfo della nazionale tedesca), si trattava di una squadra di tutto rispetto. Su tutti la figura carismatica di Vittorio Pozzo che non rinunciò ai suoi famosi ormai metodi militareschi: ritiro di un mese a Merano, al bando vizi ed ozi, solo duro lavoro.

Ricorderà Pozzo:

"Nessuno credeva in noi, quando ci radunavamo a Merano. Con tutti i giocatori giovani ed inesperti, avremmo preso un sacco di legnate, si diceva. E noi, per intanto, si lavorava sul serio" 

Nonostante si elogiasse il carattere di questa squadra e l'entusiasmo goliardico che faceva ben sperare, si scriveva più dei campioni che non erano stati convocati. Timidamente si azzardava qualche  pronostico:

" Per noi il torneo olimpionico è una grande incognita. Effettivamente oggi, mentre siamo ben certi sul fattore morale, non possiamo valutare il preciso valore tecnico dei nostri goliardi [...] Col mandare a Berlino la squadra degli studenti vestita in azzurro, appaghiamo la nostra coscienza, con sacrificio forse della nostra personalità tecnica acquisita ai campionati mondiali del 1934.Ma non lo spirito [...] Ed i tecnici dicono che se l'Italia giungerà coi suoi goliardi alle semifinali, avrà già compiuto un'impresa [...] Ma si tratta di studenti con una gran voglia di mandare all'aria le cifre dei signori professori..." 

Al termine della preparazione Pozzo rivolse questo discorso alla squadra:

"I particolari sono mattoni che formano l'edificio della preparazione di una squadra. dovete prestarci molta attenzione. Chi non ha comprensione o pazienza per metterli l'uno sull'altro, rinunci all'impresa"

La squadra, snobbata dalla critica e su cui pochi avrebbero scommesso, parte da Merano fra l'indifferenza generale. Berlino, vestita a festa, intimorì e allo stesso tempo entusiasmò i nostri ragazzi, quelli che la stampa italiana chiamava "i goliardi".

I giocatori alloggiarono nel villaggio olimpico, in una villetta bianca con in bella mostra il seguente cartello: Federazione Italiana Giuoco del Calcio, Campioni del mondo 1934". In ogni camera furono collocati i ritratti del Re e di Mussolini in divisa ed elmetto.

Durante gli allenamenti la gioventù tedesca accorse sperando di vedere qualche campione, ma resterà delusa:

"Tutti attorno alle linee si raggruppano bambini del sobborgo sorti come per incanto tra i pini. Hanno letto sulle tute il nome Italia e sono accorsi prontamente [...] Uno di essi, vestito della bruna divisa delle organizzazioni giovanili germaniche, si avvicina e chiede: "Per favore quale è Meazza? Caro bambino che conosci il nome dei nostri <assi> della pedata, qui di campioni non ce ne sono. Li abbiamo lasciati a casa, gli invincibili <azzurri>. Abbiamo portato soltanto dei giovani studenti, alcuni quasi sconosciuti nel nostro stesso paese. Qui l'unico vincitore della Coppa del mondo è Pozzo..." 

Le partite non saranno semplici anche perchè il pubblico ci è spesso ostile, come riportano puntualmente le cronache.

L'Italia esordisce contro gli Stati Uniti. Alcune curiosità. Tutti gli undici giocatori schierati sono esordienti. Per la prima volta in 125 partite l'Italia si vide espellere un giocatore (all'epoca era molto più difficile di oggi) peraltro da un arbitro tedesco. La squadra americana in realtà era composta da molti tedeschi scappati dal regime nazista. La nostra nazionale vincerà con il punteggio di 1-0. Il gol della vittoria fu segnato da Annibale Frossi che, pensate, giocava con gli occhiali. 

Nel secondo turno contro il Giappone l'Italia dilaga: 8-0 il risultato finale. In quella occasione la Nazionale giocò con la maglia nera:

" Gli italiani giocavano in maglia nera, cioè sono ritornati a indossare quella divisa fascista con la quale avevano già colto notevoli successi in campo internazionale studentesco. In maglia azzurra invece erano i Giapponesi [...]  Il pubblico, una parte almeno, all'inizio ha parteggiato apertamente per i Giapponesi [...]

Appena terminato l'incontro arrivò una clamorosa notizia: la Germania era stata sconfitta dalla Norvegia:

"La squadra nazionale tedesca di calcio, presentata alle Olimpiadi al completo, con tutti i suoi assi in linea, la grande speranza germanica, la sicura pronosticata vincitrice del torneo, è stata battuta per 2 a 0 dalla Norvegia. Questo è decisamente il torneo delle sorprese".

Semifinale con la Norvegia, una partita assai sofferta, vinta 2-1 nei tempi supplementari. 

I giornali iniziano a crederci, quelli italiani naturalmente, perché la stampa tedesca invece era convinta (a maggioranza come precisano le cronache) della vittoria norvegese. L'inesperienza e la giovane età dei nostri nazionali diventa ora motivo di vanto:

"Undici goliardi, undici ragazzi dei quali nessuno aveva mai avuto l'onore di vestire la maglia azzurra, per la maggior parte di serie B [...] hanno avuto oggi l'immensa soddisfazione di battere i vincitori della Germania (la Norvegia aveva precedentemente battuto la Germania) davanti ad una folla di centomila persone. E' stato uno spettacolo che ci ha esaltato [...] in uno stadio immenso tra una cornice di folla imponente che non era ostile ma simpatizzava per i Norvegesi [...] Una folla questa che merita nuovamente il più vivo elogio anche se oggi, seppure molto correttamente, non ci è stata favorevole. Ma il motivo del resto è umano e comprensibile [...]

In finale ci attende l'Austria. Il clima è teso. Quando i nostri entrano allo stadio lo spettacolo è incredibile: 100.000 persone che aspettavano solo la sconfitta dell'Italia. Rocambolesco il passaggio di turno della nazionale austriaca. Si racconta che la finale sia stata conquistata in modo poco chiaro. Questi i fatti: l'Austria sta perdendo 4-2 contro il Perù. Un gruppo di tifosi peruviani sentì un fischio dell'arbitro ed entrò in campo per festeggiare la vittoria. L'arbitro negò di aver fischiato la fine dell'incontro e decretò  l'invasione di campo. La partita doveva essere rigiocata, ma la nazionale peruviana per protesta non si presentò perdendo così a tavolino l'incontro.

I giornalisti italiani non erano del tutto convinti della bontà della decisione presa e non mancarono di farlo notare nei loro commenti:

"Era logico che la folla parteggiasse per la squadra austriaca anche se questa era pervenuta alle finali dopo alterne vicende che non ci hanno del tutto convinti"

L'Austria si ritrovò così in finale contro l'Italia. La nostra nazionale vincerà per 2-1 ai supplementari. Vittorio Pozzo ricorderà quell'olimpiade come la più bella vittoria della sua carriera:

"Qualcuno mi ha chiesto quale sia stato il Torneo calcistico che maggiormente sia rimasto impresso nella mia mente! Sono domande da fare queste? La risposta è ovvia: Berlino, del 1936. Per il semplice e grande fatto che quel  torneo lo abbiamo vinto noi, italiani. Erano state organizzate in modo grandioso, quelle Olimpiadi [...] Si trattava di una colossale opera di propaganda per la Germania [...] Costringemmo quel pubblico che ci era stato avverso, ad alzarsi in piedi, a salutare noi, la nostra bandiera e l'inno nostro. Quell'attimo, in cui, schierati davanti alla tribuna d'onore, stavano sull'attenti, e la commozione ci vinse, e prendemmo a piangere tutti come bambini, ci entrò nel cuore [...] Per noi, non è possibile che ci sia una Olimpiade più bella di quella di Berlino! Bisogna scusarci"

Frossi ricorda: 

" Ci chiamano davanti alla tribuna d'onore. Ci mettono al collo la medaglia d'oro. Intanto lassù sul pennone più alto viene alzata la nostra bandiera. Mi viene la pelle d'oca."

La stampa francese così commentò la vittoria azzurra:

"E' davvero un peccato che non abbiamo un Vittorio Pozzo per la squadra di Francia"

Ovunque si osanna Vittorio Pozzo, il vero vincitore delle Olimpiadi:

"Vittorio Pozzo, il vincitore dei campionati del mondo del 1934 è anche il vincitore delle Olimpiadi. Diamogli questa soddisfazione che merita per la serietà e l'eccellenza della sua opera. prendere una squadra di giovani sconosciuti o quasi, e portarla alla scintillante vittoria di ieri, rappresenta quasi un miracolo sportivo di cui bisogna rendergli atto per giustizia e per riconoscenza [...] Sul campo e sugli spalti avvenivano scene commoventi. Gli atleti si abbracciavano e i tifosi anche. Una signora italiana piangeva, un giovanetto, il figlio del generale Vaccaro, saltava sul campo e correva incontro ai vincitori seguito da una schiera di italiani che nessuna forza poteva fermare. Si intonava ancora Giovinezza e si levava il grido di <Duce, Duce". Pareva che il tricolore fosse su tutto lo stadio [...] Poco dopo una bandiera, la nostra, si levava a dominare il quadro maestoso e solenne".

Ultima curiosità. Uno degli articoli pubblicati su La Stampa a commento della vittoria dell'oro olimpico fu firmato dallo stesso Vittorio Pozzo che lavorava anche, ricordiamolo, come giornalista nel quotidiano torinese.

 

 

 

Immagini

 

  • corriere della Sera, 8 agosto 1936
  • corriere della Sera, 8 agosto 1936
  • Corriere della Sera, 11 agosto 1936
  • La Stampa, 13 luglio 1936
  • Corriere della Sera, 15 agosto 1936
  • Corriere della Sera, 17 agosto 1936
  • Corriere della Sera, 17 agosto 1936
  • Corriere della Sera, 17 agosto 1936
  • Corriere della Sera, 17 agosto 1936
  • Corriere della Sera, 22 maggio 1936
 

 

 

 

 

Bibliografia

 

L'olimpiade azzurra. Berlino incorona la squadra di Pozzo, Super Mondiale. La storia dei mondiali di calcio in figurine e non solo,  La Gazzetta dello Sport 2006

Una lieta brigata di studenti calciatori si prepara per Berlino, Stampa Sera 13 luglio 1936

Goliardi in azzurro, Corriere della Sera 26 luglio 1936

Gli allegri calciatori, La Stampa 30 luglio 1936

Duecento atleti azzurri sui campi olimpici, Corriere della sera 31 luglio 1936

Otto punti a zero: il torneo delle sorprese, Corriere della sera 8 agosto 1936

I calciatori azzurri battono i norvegesi ed entrano in finale, Corriere della sera 11 agosto 1936

L'alloro olimpico dei goliardi fascisti, Corriere della Sera 17 agosto 1936

Elogi a Pozzo ed agli azzurri, La Stampa 17 agosto 1936

Ferragosto di cinquant'anni fa, quando l'Italia zittì Berlino, Corriere della Sera 15 agosto 1986

Campioni olimpionici 1936, Corriere della sera 3 giugno 1968

 

 

Video 

 

Berlino 1936, l'oro olimpico

15 agosto 1936, finale olimpiadi Italia-Austria 2-1

Italia-Austria, olimpiadi Berlino 1936, finale

Giornale Luce B0926 del 29/07/1936, il villaggio olimpico

 

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