Nel 1936 la canzone "Faccetta nera" era molto popolare in Italia. La cantavano i soldati, la fischiettava il popolo. "Faccetta nera" divenne persino il nome di una caramella e di un cavallo impegnato nelle gare presso l'Ippodromo di San Siro a Milano.

Al cinematografo, durante gli intervalli, tenori improvvisati intonavano, per la gioia del pubblico che faceva da coro, quello che ormai era diventato un tormentone musicale. 

Ma quando e come nasce questa canzone?

"Faccetta nera" fu scritta da Renato Micheli e musicata da Mario Ruccione nel 1935. La canzone fu composta nel periodo di preparazione alla Guerra d'Etiopia. La propaganda, per giustificare il nostro intervento in terra d'Africa, utilizzò anche il mito dell'esercito italiano che liberava dalla schiavitù la popolazione abissina. Una guerra quindi di liberazione e di conquista.

In questo clima Renato Micheli scrisse Faccetta nera, in romanesco, per presentarla al Festival della canzone romana nel 1935. Un motivetto, nell’intenzione dell’autore, che voleva essere di buon auspicio per la nuova avventura coloniale.

La fortuna di "Faccetta nera" non fu però dovuta alla partecipazione al Festival (più fonti affermano che non vi partecipò), ma all'interpretazione che ne fece Carlo Buti, noto cantante.

Da quel momento il successo fu incredibile. I quotidiani inizialmente ne parlavano in toni lusinghieri:

"[...] E Faccetta nera? Che dire di questa contesa Faccetta nera (contesa dagli autori e dal pubblico), di questa canzone che è così gentile verso la piccola abissina e denota tutta la squisitezza d’animo dei nostri soldati?"

"[…] Faccetta Nera, come tante altre strofe di piazza ispirate all’evento africano, non è che un grido del cuore […] Nelle canzoni della nuova Italia ci sono braccia aperte per tutti: per la mamma cara, come per la faccetta nera, per chi già ci stima, e per chi imparerà a conoscerci […] Queste canzoni celebrano una marcia, più che una guerra. Oh: potessero mai ascoltarle da Ginevra! No: il cuore di chi le intona non potrebbe apparirvi più innocente"

A seguito del grande successo, gli autori della canzone dovettero difendersi dall'accusa di plagio:

" E’ nota l’accusa di plagio rivolta all’autore della popolare canzonetta Faccetta nera, Mario Martino Ruccione […] I tre periti […] deplorano che tranne casi sporadici di vera genialità e di vera originalità la grande maggioranza delle canzoni risulta oggi produzione di mestieranti più o meno abili e scaltri […] Quanto a Faccetta Nera i periti affermano che alcune battute di essa risultano identiche o simili a quelle di altre canzonette e concludono che per quanto la canzone Faccetta Nera ricalchi nella sua costruzione i cliches soliti di tutte le canzonette marcia, si deve riconoscere al compositore il merito di avere un certo garbo nell’ingranare e nel concatenare le frasi melodiche e gli elementi ritmici e armonici anche di altri"

"Faccetta nera" dovette difendersi anche dal regime che la tollerava ma non la amava. Il testo originale subì quindi diverse modifiche. Troppo amata, troppo popolare questa canzone per poter essere vietata.

La "battaglia contro "Faccetta nera" si sposta allora sui giornali:

"Giustamente, osserva il Messaggero “Faccetta Nera” sarà una bella canzone, ma la sua stessa popolarità è indizio di una tendenza per nulla rassicurante; per tacere di altre canzoni di un repertorio non precisamente musicale […] L’Impero fascista non può essere un impero di mulatti. Non può essere questo il risultato finale della conquista di una Nazione che è all’avanguardia di quella politica demografica che è dovunque citata ad esempio […]"

Paolo Monelli rincara la dose:

"S’io fossi imperator sai ch’io farei? Prenderei l’autore delle parole della canzone “Faccetta Nera” e l’obbligherei a vivere due o tre settimane, che dico? DUE O TRE GIORNI, e giuraddio che basterebbero due o tre ore, in una capanna abissina con una faccetta nera: Con una di queste abissine tutte sudicie di un sudiciume antico, con le chiome corte a treccioline […]fetide […] Noi siamo venuti alla conquista dell’impero cantando la conquista di una donnetta puzzolente […] Noi dobbiamo popolare l’impero d’intatta gente nostra, non disseminare intorno malinconici bastardi…"

Il regime cercò anche, con scarso successo, di far disinnamorare gli italiani proponendo la canzone Faccetta bianca (1936): protagonista una ragazza, questa volta italiana, che saluta il fidanzato in partenza per l'Africa. 

Gli italiani però avevano scelto. Mussolini dovette fare buon viso a cattivo gioco e durante una visita ad Avellino:

“La folla canta faccetta nera. Mussolini non ha mai visto tanto bella maternità sfilare sotto ai suoi occhi”

 

 

Bibliografia

Faccetta nera, La Stampa 22 novembre 1935

Le corse a San Siro, La stampa 13 gennaio 1936

Canzoni di guerra di un popolo in marcia, La Stampa 1 febbraio 1936

Faccetta nera…dell’Abissinia, La Stampa, 6 maggio 1981

La civilizzazione dell’Etiopia. Il pericolo degli incroci, La Stampa 22 maggio 1936

Il Duce esalta nel Gran Rapporto di Avellino la superba efficienza guerriera della Nazione, La Stampa 31 agosto 1936

La causa per Faccetta Nera. La relazione peritale, La Stampa 4 dicembre 1936

La censura musicale durante il periodo fascista

Canzoni censurate

Le varie versioni di faccetta nera

 

 

Video 

Carlo Buti, Faccetta nera

Renzo Mori, Faccetta bianca

 

 

Immagini

 

  • L'Illustrazione italiana, 1935
  • Luciano Bonacini ,1936
  • Spartito
  • 1936

 

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