Nel 1921 Alberto Giannini, giornalista del Messaggero, decide di lasciare il quotidiano perché troppo indulgente verso lo squadrismo fascista. Fonderà prima Il Paese, soppresso dopo la Marcia su Roma e nel 1924 Il Becco Giallo.

Il Becco Giallo aveva in principio in copertina un merlo disegnato con il becco aperto e successivamente, a causa della censura e dei sequestri, incatenato.

 

      

                                                                                                                         

 

Le pagine, in onore al titolo, erano gialle. Piero Treves, dalle pagine de La Stampa (27 luglio 1974) così definì quella rivista:

"“... fu, e resta nella storia del giornalismo italiano, un unicum per l’abilità singolare ch’ebbero i suoi molteplici redattori e collaboratori di fondere insieme l’ironia e la severità morale, l’alto richiamo civile e il lepido, talvolta anche feroce sarcasmo”

Un giornale di satira quindi, la cui redazione era composta da uomini di cultura e filosofi. Nessuno veniva da loro risparmiato. Durante il periodo della scomparsa dell'onorevole Giacomo Matteotti, comparve una vignetta con protagonisti Mussolini ed il Negus etiope Ras Tafari, in visita a Roma. L’ospite chiede confidenzialmente a Mussolini: “ A me lo potete dire. L’avete mangiato?"

Matteotti, del resto, si recava sempre in redazione e li incoraggiava.

Vi era una rubrica denominata Sfottò, quando ancora questo termine non faceva parte della lingua di tutti i giorni. Vi era anche la rubrica I fessi a Fez e ad ogni numero aumentava il numero delle personalità prese in giro.

Nel 1974 due dei redattori della rivista, Raffaello Ferruzzi e Nicola Pàstina, in una intervista raccontarono la loro esperienza:

[...] Il giornale era stampato su carta gialla [...] Fu subito gradito dal pubblico. Ogni giovedì Roma era “letteralmente inondata di fogli gialli e il venerdì e il sabato, quando le copie del giornale pervenivano nelle edicole delle altre città d’Italia, si esaurivano rapidamente”. 

"Si attaccavano tutti ed in un primo momento le ire che il giornale provocava si esaurivano direttamente sulla carta stampata oppure attraverso duelli".

Il direttore Giannini collezionò in due anni più di venti duelli. Una sola volta ebbe la peggio

"Lo scrittore Giuseppe Brunati e il deputato fascista Negroni di Milano, risentiti per uno sfottò, vennero in redazione, entrarono, senza farsi annunciare, quasi di nascosto, nella stanzetta di Giannini e, all’improvviso, mentre l’uno lo immobilizzava, l’altro gli vibrò un terribile colpo di bastone al capo”.

Seguirono altri episodi di violenza in tutta Italia, violenze che colpivano anche i malcapitati lettori sorpresi a leggere il giornale. La censura cui il giornale era sottoposto  costringeva la redazione a rifare un pezzo varie volte per addolcire alcune battute.

 A tal proposito vi proponiamo due vignette pubblicate sul libro Abbasso il Fassio. La satira politica nel ventennio", di Sandro Lopez Nunes:

 

       

 

 

Nonostante i problemi, il giornale era molto seguito. Le tirature furono costanti (600 mila copie). L’ultimo numero uscì il 31 gennaio del 1926 e fu pubblicato su pagine quasi tutte bianche.

Questo il congedo:

 

Lettori, che magnifica trovata!

Per tutelare i nostri sacri diritti

Questa pagina abbiamo destinata

Ad articoli non puranco scritti

Nonché a disegni spiritosi e belli

Rimasti chiusi nei nostri cervelli.

Basta la mossa! Noi ci comprendiamo:

quello che voi pensate, lo sappiamo.

Ragion per cui, a scanso di disgrazie,

Lettori cari, Arrivederci e Grazie!

 

Nel 1927, da Parigi, vide la luce il primo numero del nuovo Becco Giallo che arrivava anche in Italia clandestinamente. Anche questa nuova avventura editoriale terminerà (1931).

Il 2 aprile del 1946 Alberto Giannini fondò una nuova rivista, vicina ai monarchici, Il Merlo giallo, che già nel titolo rivendicava come un merito il passato del suo direttore (fu pubblicata fino al 22 gennaio del 1957).

 

 

Il vero Becco Giallo ricomparve invece nel 1945. Stesso titolo, stessa copertina, stesso merlo, questa volta però con il lucchetto spezzato e accanto al titolo questa dicitura: Soppresso dal soppresso Mussolini nel 1925.

 

 

 

 

Bibliografia

Sandro Lopez Nunes, Abbasso il fassio: la satira politica nel Ventennio, Baldini & Castoldi, 1999
La resa del Becco Giallo, divertente antologia della rivista di Alberto Giannini, La Stampa 29 dicembre 1972
Dalla memoria, Becco Giallo e anni venti, La Stampa 27 luglio 1974
Ai tempi del Becco Giallo, la rivelazione di due redattori sopravvissuti, La Stampa 13 agosto 1974
Becco Giallo, in Treccani
 

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