Mi sembra si chiamasse Weisz, era molto bravo ma anche ebreo e chi sa come è finito

Enzo Biagi, Novant'anni di emozioni

 

Allenatore di origine ungherese, autore di un manuale calcistico, vincitore di 3 scudetti, uno con l'Inter e due consecutivi con Il Bologna. Quel Bologna definito in quegli anni "lo squadrone che tremare il mondo fa" e che nel 1937 vincerà a Parigi anche il Trofeo dell'Esposizione (attuale Champions League).

Il primo scudetto, con l’Inter, lo vinse a soli 34 anni, il più giovane allenatore di sempre a conquistare questo titolo. Come se non bastasse, gli piaceva osservare i giocatori dei campionati minori alla ricerca di talenti. Fu lui a scoprire Giuseppe Meazza e a vedere in quel ragazzino magrolino un grande campione. Saggia previsione. Meazza sarà il calciatore simbolo del ventennio.

 

Il Littoriale, 29 marzo 1935

 

Il calcio per Arpad è tutto. La sua squadra è il prolungamento della sua famiglia (composta dalla moglie Elena o Ilona e da due bambini Roberto e Clara). Quando ha dei problemi con qualche giocatore lo risolve invitandolo a cena a casa sua, per un sano confronto a quattrocchi.

Un mito in quegli anni. Eppure di quest’uomo, come racconta Matteo Marani nel libro “Dallo scudetto ad Auschwitz” si erano perse le tracce. Solo la testardaggine ed il fiuto giornalistico di Marani hanno permesso alla storia di Weisz e della sua famiglia di uscire dall’oblio. 

Un oblio durato tanti, troppi anni. Lo stesso Enzo Biagi si chiede che fine abbia fatto un personaggio di tale livello. Non sarà l'unico a porsi questa domanda. La risposta in tanti la ipotizzarono: fuggito a causa delle leggi razziali, e magari approdato in America Latina dove si era recato anni prima per studiare la tecnica calcistica di quei paesi. 

Eppure il suo nome, per gli appassionati di calcio, veniva e viene fatto spesso. Ma ci si limitava solo ad elencare i titoli vinti.

La Stampa del 30 agosto 1991, per fare un esempio concreto, lo nomina tra gli allenatori che hanno vinto fino a quel momento più scudetti. Ma non aggiunge altro. Non sa altro.

 

 

Sempre La Stampa del 14 novembre 1998 nomina ancora Weisz (italianizzato ai tempi del fascismo in Veisz) tra gli allenatori più talentuosi. Riguardo alla sua scomparsa si dice testualmente: "Fu costretto a lasciare l'impiego e la città nel corso della stagione 1938-1939 a causa delle vergognose leggi razziali".

Perché tanto silenzio sulla storia di quest’uomo? Weisz e la moglie erano ebrei non praticanti. I figli Roberto e Clara erano stati battezzati. Le terribili leggi razziali, che coinvolsero anche il nostro paese, lo portarono dal successo all’espulsione in quanto ebreo di nazionalità straniera. Si trasferirà prima in Francia, poi in Olanda. 

Ma procediamo con ordine.

Weisz nacque nel 1896 a Solt, in Ungheria. Lavorò in banca per un certo periodo. Partecipò alla prima guerra mondiale e fu fatto prigioniero dai soldati italiani sul Carso. Fu giocatore, collezionando anche delle presenze nella nazionale magiara. Giocò anche in Italia, nel Padova. A causa di un infortunio la sua carriera si interruppe, ma non il suo rapporto con il pallone.

Weisz ama troppo il calcio e se non può più correre dietro ad un pallone troverà un’altra strada per non allontanarsi da quel mondo. Inizierà così la sua carriera di allenatore. Calcio e famiglia, questa in sintesi la sua vita. 

Che fosse una persona speciale lo avevano capito tutti quelli che avevano incrociato la sua strada. Leggete cosa scriveva Il Littoriale (1 agosto 1934):

"Veisz alla Fiorentina?

E' dunque confermato che Veisz lascerà l'Ambrosiana Inter [...] La sua partenza desta vivo rimpianto nei tifosi milanesi benpensanti, che hanno imparato ad ammirare in lui, con la serietà del carattere la profonda competenza [...] E' fra i pochi allenatori dotati anche di buon intuito psicologico"


Non erano pochi gli allenatori ungheresi in Italia negli anni trenta. Nel 1935, nella serie A, sette dei sedici allenatori, erano ungheresi.
Weisz divenne famoso in Italia nel 1930. In quell’anno infatti vinse con l’ Ambrosiana Inter lo scudetto. Il primo campionato giocato con il girone all’italiana, con un girone unico come quello attuale. Fu il primo allenatore straniero a vincere lo scudetto in Italia. 

Nel 1935 Arpad diventa allenatore del Bologna. Altra tappa fondamentale della sua breve vita. Qui incontra Renato Dall’Ara, presidente della società. Quel Bologna con uno stadio, il Littoriale, avveniristico per quei tempi. Era dotato di una piscina olimpionica ed al suo interno si svolgevano anche manifestazioni come le Esposizioni Riunite. Nel 1926 venne inaugurata la piscina, lo stadio invece nel 1927 con la partita Italia-Spagna.

 

                    

 

Un impianto che destava stupore e che gli stranieri guardavano ammirati: 50.000 posti sugli spalti e 4.000 nel parcheggio. Su tutti spiccava la Torre Maratona, alta 24 metri. 

Il primo anno di Weisz non è esaltante. Ma lui continua a lavorare in silenzio. Mentre gli allenatori di quegli anni assistono in giacca e cravatta agli allenamenti, Arpad indossa maglietta e calzoncini e corre con i giocatori, partecipando alle sedute atletiche. In questo clima nasce la squadra che vincerà due campionati consecutivi.

Da Il littoriale del 29 marzo del 1935:

"I migliori allenatori: Arpad Weisz

Bisogna vederlo all'opera per valutare ed apprezzare [...] l'attività dell'allenatore del Bologna, Arpad Weisz. Viso caratteristico, sagomato e struttura atletica ancora notevole malgrado che un leggero strato di grasso avvolga il corpo muscoloso [...] Pensa che il mattino ha l'oro in bocca e per questo raduna, dalle nove in poi, i suoi pupilli nel vasto Littoriale [...] Non è monotono l'allenamento di Weisz [...] Una parola ed un consiglio per tutti. Una tiratina d'orecchi, una ramanzina, un rimprovero [...] un allenamento famigliare, ma rigoroso, disciplinato, metodico [...] Per serietà d'intenti, per tatto e signorilità, Weisz gode di alta considerazione. Un suo trattato di calcio, scritto in collaborazione dell'attuale direttore tecnico dell'Ambrosiana, è una sapiente trattazione sulle interpretzioni dei regolamenti di gioco"

Il primo scudetto bolognese è del 1936. In quello stesso anno avviene l’incontro con Benito Mussolini. Nell’agosto del 1936 vengono ricevuti gli atleti che hanno partecipato alle Olimpiadi di Berlino e vengono inseriti anche i giocatori del Bologna campione d'Italia. L’incontro si ripeterà l’anno successivo in occasione del secondo scudetto sempre con il Bologna. Nell’estate del 1937, come già ricordato, vincerà anche il Trofeo dell’Esposizione (attuale Champions League) a Parigi.

 

                 


Weisz è diventato famoso anche tra i bambini. In quegli anni furono realizzate le caricature di diversi assi dello sport e Arpad venne raffigurato con le fattezze di un ippopotamo, non perché fosse grasso, ma per il suo carattere pacifico e bonario. Una caricatura molto amata dai più piccoli.


La popolarità e la fama purtroppo non riusciranno a salvarlo dal suo triste destino. Nel 1938, in un precipitarsi di decreti, viene stabilita anche l’espulsione degli ebrei di nazionalità straniera. Sorte che tocca anche ai figli (precedentemente già allontanati dalla scuola). Il provvedimento colpì i due bambini, nonostante fossero stati battezzati, perchè per legge era ebreo chi nasceva da genitori ebrei.

 

                                                                                                                     

                                                                                                                                Roberto e Clara Weisz


Nonostante il contratto rinnovato con il Bologna, Arpad è costretto ad andare via nel silenzio generale di quei giornali che lo avevano osannato qualche mese prima. 

 

                    

 


Il 10 gennaio 1939 la famiglia Weisz lascia l’Italia: destinazione Parigi. Sarà però una breve permanenza. Dopo pochi mesi si trasferiranno in Olanda. Arpad trovò lavoro come allenatore di una squadra di dilettanti: il Dordrecht

In Olanda non lo conoscono, ignorano che quel signore, dall’aria mite e pacata, sia un grande personaggio dello sport. 
Arpad continuerà, con grande umiltà, a fare quello che meglio gli riusciva: l’allenatore di calcio. Questo nonostante sentisse una continua angoscia per le sorti della sua famiglia. L’unica sua distrazione era lo sport.


Il suo talento emerse anche in Olanda. Non vinse nessun campionato, sia chiaro, ma riuscì comunque a portare entusiasmo tra i tifosi ed i giocatori.

Nel frattempo in Italia nessuno parla più di lui.

Weisz pensava, anzi sperava, che l’Olanda fosse una sorta di piccolo paradiso rispetto all’Italia. Invece, dopo l’invasione del paese da parte dei tedeschi (1940), con le relative conseguenze negative per i cittadini ebrei, la sua vita divenne sempre più difficile. 


10 gennaio 1941: in Olanda si procede al censimento degli ebrei. Un incubo che per Weisz tristemente si ripete. Potrebbe scappare. Si sparge la voce che pagando sia possibile lasciare il paese. Ma le cifre sono alte ed Arpad non può permettersele: un nuovo decreto aveva confiscato le proprietà ed i depositi bancari degli ebrei.


Ma il peggio deve ancora arrivare: presto gli verrà impedito di allenare con grande rammarico dei suoi giocatori e del suo presidente che continuerà ad aiutare economicamente Arpad. 

Roberto e Clara, i suoi due bambini, saranno espulsi dalla scuola e nel maggio 1942 una nuova circolare tedesca, l’ennesima, imporrà l’obbligo della stella gialla. 


Alle sette del mattino del 2 agosto di quell’anno Weisz e la sua famiglia vengono invitati a fare i bagagli. Destinazione il campo di concentramento di Westerbork. I prigionieri vi restano poche settimane perché la destinazione finale è un’altra: Auschwitz, come riporta un cartello deposto sul treno.


Nell’ottobre del 1942 la famiglia Weisz viene fatta salire su quelli che apparentemente erano treni, ma che nella realtà erano paragonabili a carri per il trasporto di animali: vagoni senza luce, con aria scarsa, senza posti a sedere.

Arpad non proseguirà il viaggio con la sua famiglia. La sua destinazione sarà la stazione di Cosel e successivamente il campo di lavoro a lui destinato. La moglie e i figli (Roberto 12 e Clara otto anni) invece proseguiranno per Auschwitz dove troveranno subito la morte.

Arpad invece morirà ,anche lui ad Auschwitz, il 31 gennaio del 1944. 

Il 27 gennaio 2009, a Bologna, sotto la Torre di Maratona dello stadio comunale Renato Dall’Ara, è stata inaugurata una lapide in suo ricordo.

 

                                                                          

 

Nel 2013 invece la scuola frequentata a Bologna da Roberto Weisz si fece promotrice di una importante iniziativa: ricordare con una targa quel bambino sfortunato.

 

 

                                                                                               

 

 

 

Bibliografia

 

Sul tetto d'Europa 

UNA TARGA IN RICORDO DI ROBERTO WEISZ Progetto scolastico della classe 5ªA Scuola elementare “Bombicci ” di Bologna anno scolastico 2012/2013

www.joodsmonument.nl

Matteo Marani, Dallo scudetto ad Auschwitz, Fabbri Editori 2015

 

Video

 

Il Trofeo dell'Esposizione di Parigi del 1937

Arpad Weisz, Intervista Giovanni Cerutti e Carlo Accornero

Federico Buffa racconta Arpad Weisz 

 

Global News