Numerose erano le aziende che, attraverso quotidiani e riviste, si lamentavano per la presenza sul mercato di prodotti falsi e "pseudo italiani". La San Pellegrino, per esempio, avvisava la gentile clientela che:

7 volte il laboratorio ha dovuto trascinare dinanzi ai tribunali i  falsificatori della Magnesia; 7 sentenze hanno confermato 7 condanne che sono state pronunziate contro i disonesti e i mistificatori che ingannano il pubblico, sorprendendone la buona fede e mettendone continuamente a repentaglio la salute!

Sempre la San Pellegrino invitava i consumatori ad esigere il prodotto con il loro marchio ben in vista: la famosa stella rossa.

L’azienda produttrice delle Lame Italia invece poneva l'accento su quei prodotti in commercio “dal nome foneticamente simile…” e “tutte queste marche pseudo italiane”.

In una inserzione del formaggio Bel paese si sosteneva che:

“Non è più possibile rimanere ingannati. Il formaggio Bel paese offre una doppia garanzia: l’originale e notissima etichetta e le parole Formaggio Bel Paese ripetute all’ingiro, sulla stagnola.”

Si acquistano imitazioni di prodotti famosi perché non ci si può permettere quelli originali. Evidentemente la pubblicità aveva fatto il suo dovere. Aveva fatto nascere negli italiani il desiderio di avere o di provare un determinato prodotto, magari per migliorare il misero pasto.

Nel 1934 La Stampa pubblicò una interessante réclame della Cirio con una lettera (non sappiamo se vera o scritta ad hoc sulla base di effettive lamentele dei consumatori) da parte di un lettore. Una lettera che la dice lunga sulla presenza sul mercato di prodotti contraffatti e che dimostra come i consumatori in quegli anni non fossero proprio degli sprovveduti. Anzi, si avvalevano, giustamente, dei mezzi che avevano a disposizione per far valere il proprio diritto a prodotti sani:

“Faccio parte anch’io, con la mia famiglia, del milione di cittadini consumatori di generi mangerecci controllati dalla Sezione Annona dell’Ufficio d’Igiene. Plaudo anch’io alle buone intenzioni di chi è preposto alla tutela del consumatore, compito questo di alto valore morale e pratico, ma penso che certi casi palesi di frode dovrebbero essere immediatamente accertati per essere perseguiti e denunciati senz’altro all’autorità giudiziaria. Non potendomi permettere il lusso di usare in casa mia molto spesso la carne, sono andato alla ricerca di un buon estratto di carne abbandonando quello già da tempo adottato perché troppo caro. Di delusione in delusione! Ne ho acquistati di diverse marche, una dopo l’altra. Insospettito per il gusto strano da essi comunicato alla minestra, gusto diversissimo l’uno dall’altro, e bel lontano sempre da quello caratteristico della carne, volli accertarmi del contenuto presentando due campioni originali all’Ufficio Municipale d’Igiene per l’analisi. Debbo dichiarare che sono rimasto assai mortificato quando ho visto che in quelle misture la carne entra in minimissima parte e che gli ingredienti principali sono costituiti da sale e destrina.”

L’inserzione continuava con alcuni dati sui prodotti edulcorati con sostanze artificiali. Fu calcolato che ogni anno in Italia si sperperavano dai 20 ai 25 milioni di lire in acquisto di estratti di carne adulterati.

Un consiglio al consumatore per non incappare in frodi simili:

“Il consumatore che non vuole essere frodato, deve acquistare prodotti di marca sicura e conosciuta”

 

Bibliografia

Giovanna Giannini, Un Martini per il Duce, 2017

La Stampa, 19 aprile 1930

La Stampa, 10 luglio 1930

La Stampa, 27 luglio 1930

La Stampa, 15 agosto 1934

 

Global News