L'Illustrazione italiana (2 aprile 1939) pubblicò un articolo sui pericoli degli attacchi aerei. Il tono era serio e soprattutto allarmistico. Non si dovevano sottovalutare la potenza delle bombe ed i pericoli degli attacchi chimici.

Gli italiani erano però scettici. Le sorti dell'Italia nella primavera del '39 non erano ancora segnate. E poi, si pensava, con tutti gli obiettivi militari e le abitazioni che ci sono in Italia...perché mai una bomba dovrebbe colpire proprio la mia casa? Per questo la stampa insisteva sulla necessità di non farsi cogliere impreparati:

"E perché proprio sulla mia casa dovrebbe scoppiare una bomba? [...] Il pericolo aereo esiste [...] Il Ministero della guerra e l'Unione nazionale per la difesa antiaerea da anni svolgono attiva propaganda [...] L'offesa aerea, come tutti sanno, può effettuarsi non solo con spezzoni e bombe esplosive, ma anche col lancio di bombe incendiarie e di aggressivi chimici  [...] Che cosa devono fare i cittadini in caso di attacco aereo? Lo si è visto un poco, con l'esempio, nelle numerose esercitazioni aeree organizzate periodicamente nei grandi centri urbani [...] I cittadini devono considerarsi esposti all'offesa nemica così come il combattente [...] Oggi il progresso dell'aviazione è tale  che non ci sono barriere sufficientemente sicure contro le incursioni aeree, tanta è l'autonomia e la velocità dei voli [...] Non sarà certamente nel momento dell'allarme, mentre urlano le sirene, che si potranno chiedere chiarimenti e istruzioni [...] Chi sarà in casa dovrà chiudere i rubinetti dell'acqua, del gas, togliere la corrente elettrica, tenersi lontano dalle finestre, collocarsi negli angoli dei muri maestri o sotto robusti architravi. Chi sarà fuori casa cercherà di rifugiarsi sotto un portone. Chi fosse sprovvisto di maschera antigas in caso di aggressione chimica, riconoscibile agli scoppi meno fragorosi delle bombe, dovrebbe mettersi davanti al naso e alla bocca un fazzoletto bagnato più volte ripiegato [...] Le maschere non danno eccessiva noia anche dopo lungo uso e possono consentire, a chi si sia prudentemente allenato, perfino il sonno [...]

Come giustamente sottolineava l'articolo, i cittadini erano esposti agli stessi rischi dei combattenti. Era forse questa la cosa che più di tutte sfuggiva agli italiani. Si pensava, romanticamente, alle guerre combattute solo dai soldati, magari in terre lontane. La guerra moderna era invece tutt'altra cosa.

La stampa nazionale (anche quella destinata al pubblico femminile) quotidianamente invitava ad acquistare le maschere antigas:

"E' ottima misura precauzionale da prendersi da tutti coloro che abitano in centri di grande o di media importanza di portare sempre con se la maschera antigas. Per evitare dannosi affollamenti presso i negozi di vendita, è pertanto necessario acquistarla al più presto. Si potrà, così sceglierla comodamente della taglia voluta e avere il tempo per addestrarsi a metterla rapidamente e perfettamente, e allenarsi all'uso tenendola una decina di minuti al giorno. " 

La maschera consigliata era la P.C. al costo di L. 35,20 e vi erano modelli anche per bambini. L'Istituto Luce realizzò un filmato di 5 minuti in cui  mostrava il modo corretto di usare le maschere e come comportarsi in caso di attacco aereo. I filmati erano proiettati durante gli spettacoli cinematografici.

L'E.I.A.R dedicò all'argomento alcune trasmissioni radiofoniche per "accelerare la più larga diffusione della maschera per la popolazione civile".

 

        

 

I datori di lavoro (R.D. 4 aprile 1938) dovevano fornire il personale di maschere antigas, pena L. 500 di multa. Sanzioni anche per chi prenotava le maschere ma non le ritirava.

Negli stabilimenti industriali era necessario munirsi anche di "vedette":

“Il primo servizio che deve istituire uno stabilimento industriale è quello delle vedette. E’ necessario predisporre un certo numero di posti di vedetta. Sono costituiti da garitte in cemento, capaci di due persone, un sorvegliante e un vigile del fuoco […] Al momento dell’allarme, mentre le masse sfollano, le vedette raggiungono il loro posto. Compiono un giro di ispezione del proprio settore controllando che un carrello non sia rimasto in mezzo ad una corsia, un interruttore non sia chiuso […] Poi si rifugiano nella garitta dove rimangono in attesa”

La Fiat realizzò un apposito opuscolo illustrato in cui spiegava ad operai e dipendenti come comportarsi in caso di allarme aereo. Si raccomandava soprattutto di mantenere la calma, il silenzio e la disciplina. Seguivano prime norme di pronto soccorso e le indicazioni per l’utilizzo corretto delle maschere antigas. 

Dal 10 giugno 1940 inizia l’oscuramento delle città:

“Il Ministero della Guerra ordina l’attuazione dell’oscuramento parziale del Pese, ai fini della protezione anti-aerea, a partire dalla sera del 10 giugno. Da tale data debbono essere soppresse tutte le luci non strettamente indispensabili alla vita notturna, ed attenuate e schermate quelle che saranno conservate […] Dovranno essere spente le luci esterne dei negozi e dei pubblici esercizi. Le luci esterne dei cimiteri e delle immagini sacre, le insegne luminose pubblicitarie […]" 

Cofani e parafanghi anteriori e posteriori degli autoveicoli e degli automezzi dovevano essere verniciati di bianco. Il colore bianco avrebbe permesso ai passanti di vedere le vetture avanzare al buio e quindi di schivarle. In caso di pericolo auto e tram dovevano comunque interrompere la corsa e spegnere i fari.

L’oscuramento di case ed esercizi commerciali aveva lo scopo di rendere invisibile la città agli occhi dei bombardieri nemici: 

“Se ciascuno riflette che basta una lama di luce lasciata filtrare da una finestra […] ad annullare tutte le precauzioni prese per ottenere che la città sia resa invisibile dall’alto, a mandare in fumo tutto il lavoro svolto con cura, con scrupolo da migliaia di altre persone, troverà allora che le sanzioni previste non sono affatto gravi”

L’U.N.P.A. (Unione Nazionale Protezione Antiaerea fondata nel 1934) era l’addetta al controllo dell’oscuramento. Il suo scopo era vigilare ed intervenire tempestivamente per spegnere le fonti di luce. Esisteva anche un gioco dell'oca dedicato proprio alla protezione antiaerea.

 

www.giochidelloca.it

 

Accanto all’U.N.P.A. operava il capofabbricato che a sua volta doveva vigilare sulla condotta degli inquilini.

Consigli per gli esercenti:

“I proprietari debbono provvedere l’esercizio di una doppia porta che permetta a chi entra o a chi esce di rimanere un istante fra le due porte stesse in modo da far si che la luce non accompagni l’ingresso o l’uscita e nel caso che ciò non sia possibile possono provvedere due spessi tendaggi […] Tendaggi devono essere messi pure alle vetrine […]”

Gli amanti della bicicletta e gli sportivi in generale dovevano naturalmente adeguarsi. Presso apposite sedi era possibile portare la propria bici per “azzurrare” i fanali: 

“Verniciatura gratis: la bella iniziativa del R.A.C.I."

Bisogna che i ciclisti, che ormai sono migliaia, provvedano immediatamente ad azzurrare anche questi fanalini per uniformarli ai fanali delle automobili […] Il R.A.C.I. ha avuto la bella iniziativa di offrire gratuitamente la verniciatura dei fanalini che sarà fatta subito presso tutti i Gruppi rionali e ai posti di custodia dello stesso R.A.C.I.

Erano in vendita: la “carta azzurra e colori azzurri per vetri” e le “tende per oscuramento”, per non far filtrare la luce dalle proprie abitazioni durante le incursioni aeree. Altra precauzione da prendere era la chiusura dei rubinetti centrali di gas, acqua e luce. Per chi ne era provvisto meglio avere con se la maschera antigas.

Cosa fare in caso di allarme? Ma soprattutto cosa si doveva intendere per allarme?

“La segnalazione dell’allarme consiste nel suono intermittente delle sirene della durata di 15” ripetuto per sei volte consecutive e nel suono delle campane a martello per la stessa durata di tempo”

Prima cosa da fare: non perdere la calma e cercare di tranquillizzare chi è in preda al panico. Si chiedeva ai portieri degli stabili di socchiudere i portoni affinché i passanti sorpresi dall’allarme potessero trovarvi riparo.

Negli edifici e nelle proprie abitazioni si sconsigliava di sostare nei pressi delle finestre che dovevano naturalmente restare chiuse.

Alcune abitazioni avevano locali adibiti a ricovero. Per quelle che ne erano sprovviste si consigliava di ritirarsi nei piani inferiori, sotto le porte o negli angoli dei muri maestri. In caso di incendio si provvedeva da soli oppure ci si doveva rivolgere al capo fabbricato ed all’UNPA. Meglio non chiamare subito i pompieri.

I ricoveri dovevano essere raggiunti con calma. Era preferibile portare con se viveri, acqua, medicinali, coperte, lampadine tascabili ecc… La permanenza nei rifugi infatti poteva durare anche ore.

E se ci si trovava per strada? 

“Trovandosi per la strada sospendere ogni lavoro e, trovandosi alla periferia delle località attaccate, dirigersi celermente verso la campagna. Non restare all’aperto, ma dirigersi senza correre e senza gridare verso il ricovero più vicino […] Se ci si trova in grandi ed affollati locali di pubblico ritrovo […] uscire in ordine ma senza gridare, perché in così gravi momenti basta la più piccola coa per determinare pericolose confusioni o, ancor peggio, per provocare il panico”

In caso di allarme, chi si fosse trovato alla guida di un veicolo doveva fermarsi sulla destra, senza ostacolare la circolazione, scendere e raggiungere il più vicino ricovero.

 

Riva del Garda

 

 

Leggi anche 

 

Furti di guerra

La Radio del combattente

Spalti di guerra: il campionato di calcio 1943-1944

 

 

Bibliografia

 

L'obbligo della maschera antigas. Penalità ai contravventori, La Stampa 31 marzo 1939

Il nemico può venire dal cielo, L'Illustrazione Italiana, 2 aprile 1939

Una conversazione radio su la maschera antigas, La Stampa 28 luglio 1939

La maschera antigas. Provvedersene ed imparare ad usarla! La Stampa, 16 giugno 1940

Posti di vedetta permanenti negli stabilimenti industriali, La Stampa, 18 giugno 1940

Come si risponde agli attacchi aerei, La donna fascista, 30 giugno 1940

Quotidiani vari maggio-giugno 1940

 

Immagini

 

Rifugi antiaerei  

 

Video

 

U.N.P.A, cinegiornale del 1939

Esercitazioni di protezione antiaerea, cinegiornale del 19 aprile 1939

"Protezione antiaerea. Esperimenti di allarme aereo in uno stabilimento italiano", cinegiornale del 18 giugno 1940

Difesa contro gli spezzoni incendiari, cinegiornale 9 marzo 1943

Morte dal cielo, La Grande Storia 26 febbraio 2018

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