Nel 1938 Parigi ospitò la terza edizione dei Mondiali di Calcio. Sarà l'ultimo mondiale prima dello stop forzato a causa della guerra. La nostra nazionale si era laureata campione del mondo nell'edizione precedente ed aveva vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Berlino nel 1936.

Dietro queste vittorie svettava la figura dell'allenatore e giornalista Vittorio Pozzo. Un uomo carismatico, ex alpino nella Grande Guerra, un capo che sapeva tenere unito il gruppo anche grazie ad una ferrea disciplina. Pochi sanno che, per sua scelta, non percepiva alcun compenso come allenatore. Questa la motivazione:

[...] Il guidare la Nazionale è una follia: in quella gabbia di matti che è il mondo del calcio. E le follie si fanno per passione, non per mestiere

Si gioca in Francia, nazione che ospitava molti italiani che avevano deciso di non appoggiare il regime di Mussolini. Ma era anche la Francia che aveva dato i natali a Jules Rimet, l'inventore del mondiale di calcio. In suo onore, la Coppa del Mondo fu ribattezzata "Coppa Jules Rimet" e venne messa in palio fino al 1970, poi sostituita dalla Coppa del Mondo FIFA.

Apriamo una piccola parentesi sulle rocambolesche avventure della coppa Rimet durante la guerra. Nel corso del conflitto i tedeschi volevano farne un personale trofeo di guerra ma Ottorino Barassi, vice presidente FIFA e presidente della FIGC, escogitò un piano per difenderla: nascose la Coppa nella sua abitazione a Piazza Adriana, a Roma.

Quando una squadra della Gestapo bussò alla sua porta, mantenne il sangue freddo durante tutta la perquisizione, ripetendo più volte che i dirigenti del Coni l'avevano portata a Milano. Nessuno dei soldati in divisa nera fece lo sforzo di controllare sotto il suo letto e aprire quella comune ma inconsueta scatola di scarpe che giaceva proprio lì nascosta. I soldati lasciarono la casa convinti che la Coppa non fosse lì. 

 

                    

 

Nel 1943 fu Giovanni Mauro a diventarne il custode. Pur di proteggerla, il nuovo commissario della Federazione prese una decisione drastica, ma decisiva. C'era bisogno di un nascondiglio segreto e sicuro, inimmaginabile per chiunque. E chi mai avrebbe sospettato che la Coppa potesse essere nascosta a casa del primo attaccante della nazionale italiana, Aldo Cevenini? Nessuno la cercò mai nella dimora di campagna fuori Brembate dell'attaccante e, nel 1946, dopo ben 12 anni trascorsi in Italia, la Coppa venne riconsegnata alla FIFA.

Ma torniamo al nostro racconto. Il clima che i nostri atleti trovarono a Parigi non fu dei migliori. L'Europa stava attraversando un periodo poco tranquillo. La guerra era nell'aria. Pozzo pensava solo a giocare bene e possibilmente a vincere. Le pressioni e le provocazioni provenienti dall'ambiente esterno non dovevano intaccare la serenità della sua squadra. Negli spogliatoi, per dare la carica, si cantava La canzone del Piave. Pozzo censurava anche le lettere indirizzate ai giocatori. Le notizie che avrebbero potuto turbarli non venivano inoltrate.

Per dare l'esempio, nella fase di preparazione, correva insieme ai suoi ragazzi, arrivando però ultimo. Le tensione è palpabile. Il discorso che Giovanni Mauro, Vice-presidente della F.I.F.A., tenne alla vigilia dell'evento da un'idea del clima teso:

Fra pochi giorni la III Coppa del Mondo vedrà l'inizio del torneo finale: auguriamoci un successo pieno, anche dal lato spettacolare e, perché no, una nuova affermazione azzurra. Ma quali e quanti scogli hanno dovuto superare la Federazione Internazionale e la Federazione Francese [...] Non importa: la Coppa del Mondo passerà ancora, pur attraverso le più difficili prove, a dimostrazione che la passione per il pallone rotondo è vivissima in tutti i Paesi, e si astrae, per modo di dire, da ogni e qualsiasi concezione politica [...] Sappiano, stampa e pubblico, conservare la necessaria obiettività e il più alto rispetto sportivo [...]

Il discorso di Mauro fa riferimento alle defezioni di alcune nazionali. L'Uruguay, per esempio, organizzatrice e vincitrice del primo mondiale, boicottò anche questa volta la manifestazione per vendicarsi delle defezioni subite durante il suo anno di organizzazione. Mancava la nazionale Argentina perché indispettita per la scelta della Francia come sede del mondiale. I dirigenti argentini credevano e speravano nell'alternanza Europa-Sudamerica nell'organizzazione dell'evento. Gli inglesi invece snobbavano le avversarie e non riconoscevano i poteri della FIFA.

 

 

               

 

Si giocava ad eliminazione diretta. Italia e Francia furono per la prima volta ammesse di diritto in quanto rispettivamente vincitrice ed organizzatrice del mondiale. In totale sono 16 le squadre che si scontreranno. La Svezia, che avrebbe dovuto sfidare l'Austria, passa di diritto il turno in quanto l'Austria era stata annessa alla Germania.

La Germania esce al primo turno. Brasile e Cecoslovacchia danno vita ad una violenta rissa in campo: un piede fratturato ed un braccio rotto il conto per i Cecoslovacchi. La gara dovrà essere ripetuta due giorni dopo con la vittoria dei brasiliani.

L'Italia gioca la prima partita contro la Norvegia. Subito il clima diventa acceso. La squadra fa il saluto romano per ben due volte prima dell'inizio della gara. Una bordata di fischi fa da cornice al gesto. Sarà Vittorio Pozzo a raccontare quella giornata:

Partiamo per Marsiglia, dove ci attende la Norvegia. E qui piombiamo subito in piena tempesta. La partita viene avvolta imme­diatamente in uno sfondo polemico-politico. Ingiustamente. Perché i giuocatori nostri non si sognano nemmeno di farne, della politica. Rappresentano il loro Paese, e ne portano naturalmente e degnamente i colori e le insegne. Nello stadio sono stati portati circa diecimila fuorusciti italiani, coll’intenzione e l’ordine di avversare al massimo la squadra azzurra. Il momento critico è quello del saluto: quando i giuocatori nostri alzeranno la mano per salutare alla moda fascista, deve scoppiare il finimondo. Io vengo avvisato di quanto ci attende. È una sfida diretta al nostro temperamento, al nostro carattere. Come comandante so con precisione quale sia il mio, il no­stro dovere. A parte ogni altra considerazione, conosco anche quale effetto deleterio avrebbe sul morale dei giuocatori, il cedere pubblicamente ad una inti­midazione, prima ancora che la prima delle nostre gare abbia inizio. Vado in campo colla squadra, ordinata alla militare, e mi pongo sulla destra. Al saluto, ci accoglie come previsto una bordata solen­ne ed assordante di fischi, di insulti e di improperi. Pare di essere in Italia tanto le espressioni a noi rivolte echeggiano nell’idioma e nei dialetti nostri. Quanto sia durato quel putiferio, non so dire con precisione. Stavo rigido, con una mano tesa in posizione orizzontale, e non potevo naturalmente prendere il tempo. L’arbitro germanico ed i giuocatori norvegesi, lì sul campo a lato nostro, stavano a guardarci con aria preoccupata. Ad un dato punto il gran fracasso accennò a diminuire, poi cessò. Ordinai l’attenti. Avevamo appena messo giù la mano, che la dimostrazio­ne riprese violenta. Subito: «Squadra attenti. Saluto». E tor­nammo ad alzare la mano, come per confermare che non avevamo paura. Non durò a lungo, la seconda parte della manifestazione, anche perché il pubblico francese e quello neutrale dicevano chiaro di averne abbastanza e di voler veder giuocare. E noi, pa­ghi di aver vinto la battaglia del­la intimidazione, giuocammo». 

L'Italia procede il suo mondiale (si parlò di favoritismi arbitrali) arrivando in semifinale proprio contro il Brasile che, si racconta, preferì tenere a riposo il suo fuoriclasse Leonidas da Silva. Non valeva la pena utilizzarlo in una gara che erano convinti di vincere. Erano così convinti di accedere alla finale da avere già in tasca i biglietti aerei per la capitale francese dove si sarebbe disputata la finale.  

Vinse l'Italia (2-1), grazie anche ad un gol di Meazza su rigore. A proposito di quel rigore, mentre Meazza si accingeva a sistemare la palla sul dischetto, gli si ruppe l'elastico dei pantaloni. Dovette tirare tenendosi con una mano i calzoni. 

Quei biglietti aerei acquistati con largo anticipo non vennero ceduti alla squadra italiana che dovette optare per il viaggio in treno.

In finale ci aspetta l'Ungheria. Il clima, allo stadio Colombes di Parigi, anche questa volta non è dei più favorevoli. Gli azzurri si esibiscono nel saluto romano, il pubblico fischia. Alla fine però, innanzi alla superiorità calcistica della nazionale italiana (4 a 2 il risultato finale), saranno più numerosi gli applausi.

E' il momento del trionfo. Meazza riceve la Coppa e festeggia con i suoi compagni. Il Littoriale così commentò la vittoria:

Dinanzi alla fulgida vittoria conquistata dagli Azzurri in terra di Francia le parole contano poco [...] C'è soltanto la fierissima commozione di tutti gli sportivi italiani [..] Il calcio italiano ha ormai clamorosamente affermato e ribadito la sua indiscutibile superiorità nel mondo. 

Mussolini è entusiasta di questo nuovo successo. Il 29 giugno riceve gli azzurri campioni del mondo a Palazzo Venezia. Ai 14 giocatori, che per l'occasione indossano la divisa d'ordinanza: camicia azzurra, pantaloni bianchi e bustina-copricapo di paglia, fu conferita una medaglia d'oro al valore atletico. Pozzo ebbe la Stella al merito sportivo. I giocatori che avevano disputato tutte le partite ricevettero come premio in denaro circa Lire 10.500, più una assicurazione sul primo figlio maschio.

 

 

Mussolini offrì agli azzurri, dopo l'incontro a Palazzo Venezia, una colazione presso la Piscina del Foro. Nel tardo pomeriggio, presso lo Stadio Olimpico, alla presenza di 50.000 spettatori, si svolse una rappresentazione ginnica con l'esibizione di diecimila dopolavoristi e la premiazione dei calciatori. L'evento fu trasmesso in diretta dall'EIAR. 

Concludiamo l'articolo lasciando l'ultimo commento a Vittorio Pozzo che, da bravo giornalista, scrisse a caldo, al termine della finale, un articolo sul suo giornale La stampa. Preso dal racconto, non si era accorto che nella sua stanza era entrata l'intera squadra. Sopreso, Pozzo disse loro:

Ragazzi che fate qui?Vi ho dato la libera uscita, il campionato è finito, non vi ho più alle mie dipendenze!

Nessuno si mosse. E Pozzo terminò così il suo articolo, in mezzo ai suoi ragazzi:

[...] Che la vittoria anche in questa fatica finale essi se la siano pienamente meritata, nessuno, nessunissimo dubbio[...] Nessuno dei cinquantamila spettatori presenti, è uscito dal campo con la possibilità di un dubbio sulla regolarità dell'esito non solo della finale, ma di tutto quanto il torneo [...] La fatica è finita. V'è nel cuore di ognuno di coloro che vi hanno partecipato una soddisfazione intima, una gioia così viva e intensa, che nessuna parola, nessuna espressione potrebbe rendere è...] Non vi è, come soddisfazione, nulla al mondo di più bello e di più grande del proprio dovere compiuto con successo.

 

 

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Immagini

 

  • Maglia della nazionale,1938
  • Maglia della nazionale,1938
  • Vittorio Pozzo
  • Giuseppe Meazza
  • Calendario 1938-1939
  • La Coppa Rimet
  • Il Calcio Illustrato, 1 giugno 1938
  • Il Calcio Illustrato, 1 giugno 1938
  • Il Calcio Illustrato, maggio 1938
  • Il Calcio Illustrato, maggio 1938
  • Il Calcio Illustrato, maggio 1938
  • Il Calcio Illustrato, maggio 1938
  • Il Calcio Illustrato, maggio 1938
  • Manifesto ufficiale dei mondiali
  • Il Mattino Illustrato, giugno 1938
  • Prima pagina della Gazzetta dello Sport
  • Gli azzurri campioni del mondo
  • Il saluto romano
  • Festeggiamenti dopo la vittoria
  • Il Littoriale, 20 giugno 1938
  • Festeggiamenti dopo la vittoria
  • Il Calcio Illustrato, 9 luglio 1938
  • Il Calcio Illustrato, 6 luglio 1938
  • La premiazione allo Stadio Olimpico. Il Calcio Illustrato, 6 luglio 1938

 

 

Video

 

Mondiali 1938

Semifinale mondiali Italia-Brasile

Finale mondiali Italia-Ungheria

La finale dei mondiali

Mussolini incontra gli azzurri del mondiale

 

 

Bibliografia

 

Il Calcio Illustrato, Al di sopra d'ogni ostacolo, 1 giugno 1938

Il Littoriale, I più forti, 20 giugno 1938

La Stampa, Gli azzurri campioni del mondo di calcio,  20 giugno 1938

Il Littoriale, Il duce riceverà stamani gli azzurri campioni del mondo, 29 giugno  1938

Il Littoriale, La grande giornata di ieri al Foro Mussolini, 30 giugno 1938

Il Calcio Illustrato, maggio-giugno 1938

Mondiali 1938: un fascio di polemiche

La Stampa,l trionfo del '38 nel ricordo dei protagonisti. Pozzo: "Questa gioia è compenso di tutto", 12 luglio 1982

Super Mondiale, la storia dei mondiali di calcio in figurine e non solo, France 38 - Brasil 50, La Gazzetta dello Sport 2006

La Maledizione della Coppa Rimet

Global News