Le veline erano delle disposizioni per la stampa e la radio scritte appunto su carta velina. Si occupavano del contenuto degli articoli, la collocazione dei titoli, quali argomenti trattare e quali ignorare. 

Le disposizioni alla stampa iniziarono a circolare, occasionalmente, attraverso l’Ufficio Stampa, intorno al 1924. Inizialmente erano dei telegrammi rivolti ai prefetti contenenti istruzioni per la stampa sui commenti e le presentazioni di particolari notizie. Lo scopo di tali interventi era evitare titoli allarmistici che potessero turbare la quiete pubblica.

Dopo il 1926 le disposizioni divennero più frequenti, in un crescendo che culminò negli anni trenta, quando nel solo 1937 furono distribuite oltre 4.000 veline.

Nei primi anni del regime fascista era l’Ufficio Stampa che contattava i prefetti ed impartiva le disposizioni per la stampa (nel 1933 a capo dell'Ufficio Stampa ci fu il genero di Mussolini, Galeazzo Ciano). L'Ufficio divenne, in breve tempo, dapprima Sottosegretariato per la Stampa e la Propaganda, nel 1935 fu trasformato in Ministero per la Stampa e la Propaganda ed infine nel 1937 prese il nome di Ministero della Cultura Popolare (MinCulPop). 

Come sono nate le veline? Lo spiega Gastone Silvano Spinetti (Philip Cannistraro, La fabbrica del consenso), che da giovane lavorò presso l’Ufficio Stampa:

Al mattino Mussolini riceveva […] tutti i giorni il Capo dell’Ufficio Stampa, il sottosegretario o il Ministro della Cultura popolare al quale, verso le tredici, consegnava tutti i comunicati che gli erano stati consegnati da lui modificati o abbreviati, se non li aveva cestinati oltre che le disposizioni per la stampa. Al suo ritorno in sede, si dovevano quindi diffondere in velocità i comunicati modificati da Mussolini e si dovevano dare le disposizioni per l’Agenzia Stefani e per i giornali del pomeriggio […] I comunicati si battevano su una comune macchina da scrivere con più fogli di carta carbone e si davano in “velina” ai giornalisti, mentre le disposizioni di massima si comunicavano ai giornalisti in attesa ogni giorno del rapporto quotidiano con il Capo dell’Ufficio Stampa oppure per telefono alle redazioni […] I quotidiani che ricevevano le disposizioni dai giornalisti tornati dal rapporto o per telefono le battevano in più copie e distribuivano le veline ai responsabili dei singoli settori […]

In alcuni casi era lo stesso Mussolini a telefonare direttamente ai direttori dei giornali.

Questi alcuni degli imperativi più usati: ignorare, attenuare, non dare rilievo, non far cenno, non riprodurre, astenersi, non pubblicare, commentare simpaticamente, mettere in evidenza, basta con…

Le veline suggerivano anche gli aggettivi da utilizzare: ardente, travolgente, oceanico, solo per citarne alcuni. A volte si interveniva anche per correggere grossolani errori:

 

Ricordiamo che Africa si scrive con una sola f 

 

Non c’era argomento che sfuggisse: sport, pubblicità, cronaca nera e naturalmente il Duce. Mussolini non gradiva che si parlasse del suo compleanno e della sua famiglia e non voleva fossero pubblicate foto in cui ballava.

Nel periodo natalizio invece non ci si doveva occupare degli alberi di Natale. Non si dovevano "sfottere" gli arbitri. Non si dovevano pubblicare foto di donne in costume da bagno. Si doveva ignorare la Francia e criticare l'Inghilterra.

Durante la guerra non si doveva dare notizia degli allarmi aerei e dell'esodo di ferragosto. Si dovevano invece pubblicare le foto degli orti di guerra e dei figurini di moda con le gonne "leggermente allungate sotto il ginocchio". 

La stampa fascista di guerra non poteva essere frivola e scandalistica: niente donne nude o seminude, niente romanzi scandalistici. Gli articoli dovevano essere seri, aggressivi nella polemica verso il nemico ed avere un tono virile. Tuttavia il buon senso suggeriva di evitare interpretazioni ottimistiche sull'esito della guerra. 

L’ultima velina risale al pomeriggio del 24 luglio 1943. Tra le solite disposizioni, una in particolare riguardava, velatamente, la famosa seduta del Gran Consiglio che decretò la fine del regime:

 

Vi consigliamo di fare il giornale come al solito. Sarà bene però lasciare un servizio di guardia per un eventuale comunicato importante.

 

Sospese il 25 luglio, durante il governo Badoglio le veline divennero dei suggerimenti soprattutto per evitare di insospettire quelli che erano ancora i nostri alleati. 

 

Velina del 27 luglio 1943

E’ rigorosamente vietato qualsiasi cenno critico o ostile, sia pur velato o indiretto agli alleati dell’Italia. Eventuali trasgressioni daranno luogo a immediato sequestro […]

 

Le “veline fasciste” ripresero l’11 settembre del 1943.

 

Abbiamo selezionato, per anni,  alcune delle direttive impartite alla stampa durante il regime fascista.

 

 

1931

Migliorare la tecnica dell’impaginazione

Si raccomanda soprattutto un ardente passione d’italianità e di fascismo, che deve illuminare il giornale in ogni suo numero

La donna fascista deve essere fisicamente sana, per poter diventare madre di figli sani, secondo le regole di vita indicate dal Duce […] Vanno quindi assolutamente eliminati i disegni di figure f  femminili artificiosamente dimagrate e mascolinizzate, che rappresentano il tipo di donna sterile della decadente civiltà occidentale.

Le fotografie di avvenimenti e panorami italiani devono essere sempre esaminate dal punto di vista dell’effetto politico. […] Se si tratta di folle, scartare le fotografie con spazi vuoti; se si tratta di nuove strade, zone monumentali, ecc., scartare quelle che non danno una buona impressione di ordine, di attività…

Non Ostia ma Lido di Roma

Non pubblicare articoli, poesie, o titoli in dialetto […] I dialetti sono residui dei secoli di divisione e di servitù della vecchia Italia.

Famiglia del Duce. Non è gradito che se ne parli

 

 

1933

Non dire che il Duce ha pronunziato un discorso quando ha detto soltanto poche parole

 

1935

Non pubblicare fotografie del pugile Carnera a terra

Occuparsi con intelligente misura del nuovo romanzo di Moravia. Non farlo estesamente come stasera il Giornale d’Italia.

Da qualche tempo, si è ripreso a bersagliare il Duce con fotografie isolate che – com’è risaputo- lo disturbano e lo annoiano […] I fotografi devono rigorosamente attenersi all’ordine dato di riprodurre il Duce soltanto insieme a grandi masse e mai da solo.

 

1936

Riprendere la campagna contro le mosche

Pena provvedimenti di fortissimo rigore, astenersi dalle sdolcinature e tenerezze riguardo agli abissini […] Assoluta e netta divisione tra la razza che domina e quella che è dominata

Ricordiamo che Africa si scrive con una sola f […]

Non pubblicare fotografie in cui il Duce è riprodotto insieme ai frati […]

Non interessarsi mai di nessuna cosa che riguardi Einstein

 

1937

Per Luciano Serra Pilota si rinnova la disposizione di non dire che Vittorio Mussolini è autore del detto film

Rivedere le corrispondenze dalla Sicilia, perché non si deve pubblicare che il Duce ha ballato

 

1938

Riservata: ignorata completamente tutto quanto si riferisce all’inchiesta per l’uccisione dei fratelli Rosselli

[…] Non occuparsi della Garbo

I libri di autori israeliti tedeschi non devono mai essere recensiti

Notare come il Duce non fosse stanco dopo quattro ore di trebbiatura

Dare con rilievo e commentare il comunicato sull’aumento di statura in Italia, dimostrando come detto aumento sia il risultato di sedici anni di politica razziale, manifestatasi attraverso le provvidenze per la maternità e l’infanzia, l’incremento dato dal fascismo alla vita sportiva e alla ginnastica […]

 

1939

Nelle cronache delle partite di calcio e nei commenti sul Campionato non “sfottere” gli arbitri

Ignorare la Francia. Non scrivere nulla su questo Paese. Criticare sempre e comunque l’Inghilterra. Non prendere per buono nulla che ci venga da quel paese

Non pubblicare foto distribuite dalla Luce nelle quali si vede Donna Rachele Mussolini tra i contadini di Forlì che si recano a Pomezia.

Si riconferma la disposizione di non pubblicare foto di donne in costume da bagno

Non pubblicare fotografie e disegni di donne con la cosiddetta “vita di vespa”. Disegni e fotografie debbono rappresentare donne floride e sane

Non pubblicare la pubblicità di Ditte che denominano Impero i loro prodotti. Esempio: Digestivo Impero

[…] Assoluto divieto di abbinare altri nomi alle acclamazioni all’indirizzo del Duce

Non occuparsi in alcun modo degli alberi di Natale e non accennare – in articoli o in pubblicità – alla ricorrenza di Capodanno

 

1940

Astenersi dal fare il nome del chirurgo che assisterà durante il parto la Principessa di Piemonte

Basta con la Statua della Vergine che avrebbe mutato colore

Usare la parola “tedeschi” e la parola “germanici” nella proporzione del 70 e del 30 per cento: cioè dire più spesso “tedeschi”

[…] Non pubblicare fotografie di militari in ginocchio durante la messa

Non parlare del giro artistico in Germania del complesso dei danzatori sorrentini della Tarantella

 

1941

Non dare notizia del ritorno in Italia delle salme degli operai italiani vittime di una sciagura sul lavoro in Germania

Non occuparsi di Moravia […]

Niente notizie di pretesi miracoli e fenomeni affini, ad eccezione del tradizionale episodio di San Gennaro a Napoli […]

I giornali sono invitati a non far cenno della visita di Donna Rachele Mussolini ad alcuni ospedali. Non pubblicare fotografie di Romano e Anna Maria Mussolini in visita ai feriti di guerra

E’ bene che le notizie concernenti i parti avvenuti in condizioni eccezionali (per strada, in treno…) siano escluse dalla cronaca, in quanto può parere che in Italia i mezzi di assistenza non siano adeguati

Per quanto riguarda Ostia, si può parlare della grande ressa (60 mila persone circa) e di mezzi inadeguati. Però non si deve accennare nemmeno lontanamente ad incidenti e contusi

Tenere presente che nelle zone balneari è permesso alle donne di andare in pantaloni

Si ricorda la tassativa disposizione di NON dare in alcun modo notizie di allarmi aerei

Non è gradita la pubblicazione di libri o di opuscoli su Bruno Mussolini. Non pubblicare più telegrammi di condoglianze per la sua morte, né notizie su l’intitolazione di sedi di organizzazioni giovanili a Bruno Mussolini

Non intrattenersi ulteriormente sul cosiddetto esodo di Ferragosto

 

1942

Non occuparsi dei teatri in vernacolo (in una velina successiva si specificava che tale disposizione non valeva per le rappresentazioni della compagnia De Filippo e Micheluzzi)

Non occuparsi della balorda dichiarazione americana che afferma di “non ritenere nemici gli italiani residenti in USA)

Non pubblicare foto di sposi in tight

E’ vietato dare notizia di gare e manifestazioni sciistiche ed in genere di sport della neve

E’ fatto assoluto divieto di pubblicare avvisi pubblicitari contenenti offerte di acquisto di argento

Due giornali sono stati sequestrati (Piccolo e Telegrafo) per aver rievocato un glorioso caduto, sbagliando di molti giorni la data dell’anniversario

 

1943

E’ vietato ai giornali di riportare annunzi pubblicitari intesi a stimolare il commercio di prodotti non assolutamente indispensabili, quali pellicce, tappeti, argenteria, mobili antichi

Le fotografie in cui appare anche il Duce devono essere disambientate

Pubblicare fotografie degli orti di guerra

Nei figurini di moda femminile le gonne vanno leggermente allungate oltre il ginocchio

La ditta Spagnoli di Perugia, produttrice di lana di coniglio Angora, ha fatto pubblicare sui giornali una réclame nella quale è detto che “La lana di coniglio è la lana degli italiani”. Superfluo rilevare il sarcasmo che tale infelice dizione ha sollevato […]

  

Veline della RSI

Mettere in gran rilievo la costituzione del governo Mussolini. E pubblicare d’obbligo la foto di Graziani

Commentare violentemente la dichiarazione di guerra alla Germania da parte di Badoglio […]

Viene segnalato un abbondare di articoli anonimi. I lettori desiderano conoscere delle opinioni precise e perciò sottoscritte. D’altra parte, il momento attuale impone una risoluta consapevolezza dei doveri e delle responsabilità. Gli articoli devono essere di regola firmati, a cominciare da quelli dei direttori.

Non pubblicare, fino a nuovo ordine, foto del Duce

Abbandonare le critiche alla Forze Armate Repubblicane […] 

Non riprendere assolutamente la notizia sulla presunta protesta del Papa per la distruzione di Montecassino

I giornali romani dovranno pubblicare un comunicato relativo all’attentato di Via Rasella nella metà superiore della prima pagina, senza titolo, su due colonne in grassetto e con filetto di demarcazione in alto e in basso. I Direttori dei giornali romani sono invitati presso l’Ufficio del Sottosegretario per avere elementi sui commenti che si potranno fare circa l’attentato di via Rasella. Citare i nomi delle personalità italiane intervenute ai funerali delle vittime tedesche all’attentato

Si è proceduto all’immediato sequestro del giornale “Il Messaggero” per la inopportuna pubblicazione della fotografia che riproduceva donne del popolo che nell’Italia invasa ottengono cibo da militari britannici, fermandosi volentieri a colloquio con essi

 

Bibliografia

Riccardo Cassero, Le veline del Duce, Sperling & Kupfer Editori, 2004

Le famose veline del regime per mascherare, mitigare nascondere le notizie alla gente. La Stampa, 22 aprile 1987

Philip Cannistraro, La fabbrica del consenso, Laterza, 1975

 

 

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