Bella, provocante, maliziosa, divertente, moderna. La Signorina Grandi Firme non era una donna reale, esisteva solo sulle copertine della rivista Le Grandi Firme, giornale nato nel 1924 come "quindicinale di novelle dei massimi scrittori" diretto da Pitigrilli. 

Agli esordi le copertine della rivista erano abbastanza sobrie. Poco spazio veniva dato alle immagini e molto al testo. La svolta si ebbe nel 1937 con il nuovo direttore, Cesare Zavattini, e con il disegnatore delle copertine, Gino Boccasile. 

Fu l'artista barese a realizzare quella donna passata alla storia come La Signorina Grandi Firme. Nato nel 1901 a Bari, Boccasile perse la vista ad un occhio a causa di un incidente occorsogli da bambino. Gli inizi della sua carriera non furono semplici. Si fece conoscere inizialmente come disegnatore di figurini di moda, per poi passare al campo del cartellone pubblicitario e propagandistico. 

 

 

 

 

 

Nonostante altri lavori degni di nota, il suo capolavoro artistico fu quella signorina che, riprendendo i versi di una celebre canzone a lei dedicata, "ha portato il turbamento in ogni cuor".

Zavattini, per il lancio della rivista, si avvalse di tutti gli strumenti pubblicitari disponibili in quel momento. La canzone cui facevamo cenno nelle righe precedenti (Signorina Grandi Firme di D'Anzi e Bracchi, cantata dal Trio Lescano) era trasmessa ripetutamente alla radio. 

Questo il testo 

 

 

Nei luoghi di villeggiatura e nei locali alla moda furono distribuite copie gratuite del disco e dello spartito della canzone. Innumerevoli i manifesti realizzati, i calendari, le cartoline, le spille...

Fu subito un grandissimo successo editoriale, merito soprattutto della creatura realizzata da Boccasile. Questa donna "stile novecento" gioca al golf, va allo stadio, passa distrattamente col rosso, sbadiglia alla fermata dell'autobus, pela le patate con un rasoio da uomo, si arrampica in montagna, cade dagli sci, pompa la ruota a Gino Bartali... In tutte le sue azioni risulta tenera, goffa, distratta, divertente, ma sempre con le gambe in bella vista.

Le gambe e le belle donne erano una vera ossessione per Boccasile, per sua stessa ammissione:

[…] Sono timido […] Fu una donna a farmi diventare pittore: senza di me essa non avrebbe mai saputo come era bella […] Non lavoro per i posteri, scusandomi col dire che non li conosco […] Sono un pittore ottimista, perché vedo la vita dal suo lato più suggestivo: le belle donne […] La cosa che ho più tendenza ad apprezzare nella donna è, dopo l’anima, la gamba […] A proposito delle mie copertine, molti si domandano dove trovo modelle con così belle gambe […] Le modelle io le trovo per strada e le seguo finché non sono in grado di riprodurle sulla carta da disegno […] Quando una bella ragazza seduta di fronte a me accavalla le gambe, seguo questo metodo. Mi lascio sfuggire un ventino di mano e poi mi appiattisco sul pavimento per cercarlo.

Gli uomini la adoravano, le donne la tolleravano perché non vedevano in lei una vera rivale. Quella donna esisteva solo nella mente di chi l'aveva disegnata. O forse no? Zavattini colse al volo l'occasione per trasformare il mistero in un concorso.

Sul numero del 21 aprile 1938 fu rivolta ai lettori questa domanda: Esiste la Signorina Grandi Firme? Lo stesso Boccasile non seppe dare una risposta, ricorda solo che, durante i suoi viaggi, incontrò una donna che in qualche modo lo ispirò. Zavattini invece in una intervista disse che l'artista barese era sposato con una donna bellissima che somigliava alla Signorina della rivista.   

La caccia era comunque iniziata e coinvolse anche gli uomini che muniti di macchina fotografica speravano di trovare la loro Signorina Grandi Firme. Il premio per la vincitrice consisteva in un contratto cinematografico di un anno, la partecipazione ad un film ed uno stipendio di 2000 Lire al mese.

Peccato che in ottobre la rivista dovette chiudere. Il concorso però non si fermò. Proseguì sulla nuova rivista di Zavattini “Il Milione”. La vincitrice fu Vanna Borea che rinunciò al titolo. Fu eletta in sua sostituzione Barbara Nardi.

L'ultimo numero della rivista fu quello del 6 ottobre del 1938. Il motivo della chiusura? Le fonti da noi consultate confermano: a decretare la fine della rivista fu una novella sgradita a Mussolini. Il racconto aveva come protagonista un uomo che, dopo la morte della moglie per stenti, strangolava i suoi due figli pur di non farli morire di fame.

Inoltre lo stile canzonatorio e leggero della rivista non era in sintonia con i tempi cupi cui si andava incontro.

 

Bibliografia

Gino Boccasile, La Signorina Grandi firme, Longanesi, 1981

Stampa sera, Quelle adorabili signorine, 25 agosto 1981

La Stampa, Sesso a regime,  31 dicembre 1994

Paola Biribanti, Boccasile. La Signorina Grandi Firme e altri mondi, Castelvecchi, 2009

 

Video

Carlo Moreno & Trio Lescano, Signorina Grandi Firme

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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