Primo anno delle superiori. Una prof. invita caldamente noi studenti a visitare la biblioteca scolastica. Pochi seguono il suo consiglio. Tra questi ci sono io.
 
I libri mi affascinavano, ma non avevo ancora maturato nessuna preferenza letteraria. Tra tutti i volumi della biblioteca (pochini) mi colpì uno in particolare: Enzo Biagi, 1943 e dintorni.
Non saprei motivare quella scelta. Non conoscevo Biagi, la guerra e cosa fosse successo in quel terribile anno.
 
La prof. mi invitò a scegliere altri libri, magari più semplici. Ma ormai avevo deciso. Testarda? Abbastanza. Forse troppo.
Portai il libro a casa. Lo lessi con difficoltà, ma qualcosa era successo. Un colpo di fulmine lo definirei.
 
Seguì poi la lettura dei libri di Gianfranco Vené (Il coprifuoco e Mille lire al mese) e poi tanti, tanti altri: sul 1943, sulla seconda guerra mondiale, sul fascismo, i gerarchi e su tanti piccoli aspetti di quegli anni fino ad arrivare alle riviste ed ai quotidiani del periodo.
 
Nel 2012 ebbi la fortuna di frequentare, grazie ad una borsa di studio, un Master in Comunicazione Storica. Tra le numerose materie d’esame vi era la realizzazione di un sito internet e di un documentario.
 
Immaginate un laureato in materie umanistiche alle prese con linguaggi java, html, plug-in, telecamere e programmi di montaggio ecc.
Decisi di realizzare, con non poche difficoltà (in parte dovute alla chiusura mentale di chi era ed è convinto che chi si occupi di fascismo sia fascista e quindi da denigrare), un sito sulla storia sociale degli italiani durante il regime fascista.
 
Il mio obiettivo era solo uno: raccontare la quotidianità degli italiani che vissero quel periodo storico. La politica e tutto quello che poteva generare faziosità non mi interessavano e non mi interessano.
 
Iniziai a contattare biblioteche, associazioni e privati per raccogliere foto e materiali sul ventennio. Parallelamente al sito nacque anche la pagina facebook. Il giorno della presentazione dei lavori finali ai docenti del master la pagina facebook ed il sito erano uno dei pochi lavori, presentati dagli studenti, perfettamente funzionanti e già con un discreto numero di followers.
 
L’altro lavoro da presentare per il conseguimento del Master era un documentario. Anche questo lavoro si presentò tutt’altro che facile. Fortunatamente non ero sola. Potevo contare sull’aiuto di una cara collega/amica.
Occorreva trovare innanzitutto una storia da raccontare, fare delle interviste e quindi gestire apparecchiature quali telecamere e microfoni e poi … occuparsi del montaggio. Una passeggiata di salute.
 
Un docente un giorno a lezione ci parlò di Carosello e della pubblicità in generale. Altro colpo di fulmine. Perché non parlare della pubblicità durante il ventennio?
La strada si presentò maledettamente in salita. Poche informazioni. Pochi libri ed alcuni anche abbastanza datati. La pubblicità spesso era sovrapposta e confusa con la propaganda.
 
Alla fine venne fuori un lavoro di oltre 40 minuti tra interviste e filmati. Quel lavoro non finì con il master. Grazie alle migliaia di persone mi seguono sui social e su questo sito, quei lavori di ricerca nel tempo hanno trovato ulteriori conferme e nuove prospettive di indagine.
 
Non dovete pensare però che sia stato tutto facile, immediato, semplice.
 
Dopo il Master, lo dico sinceramente, sarebbe stato molto più semplice mollare tutto e fare qualcosa di più remunerativo.
Rientro purtroppo in quella grande categoria di sfortunati laureati in lettere che sognano di fare della cultura il proprio lavoro. Ma senza aiuti è difficile.
 
La pagina ed il sito sono frutto di autofinanziamento. Così come autofinanziato è il mio libro Un Martini per il Duce. Un libro che “fini intellettuali” hanno preteso di giudicare solo dalla copertina.
Ho bussato ad alcune porte, ma quando provavo a chiedere una mano mi veniva detto che bisognava fare la gavetta, magari facendosi conoscere sul web. Tutto giusto. Peccato che queste risposte mi venissero date da persone che la gavetta non l’avevano mai fatta.
 
Figuriamoci poi se si parla di fascismo, la strada allora diventa tortuosa. Alcuni miei cari amici mi seguono ma non mettono il like alla pagina o ai post perché temono i giudizi delle persone.
Sono tanti a dirmelo. Alcuni apertamente, altri attraverso vie secondarie. Senza contare chi condivide i miei lavori nascondendone la provenienza (una grande mancanza di rispetto verso il mio lavoro di ricerca).
 
La mia risposta è sempre la stessa. Affronto il fascismo dal punto di vista storico, o almeno ci provo. La politica mi interessa come alla stragrande maggioranza degli italiani: spero sempre, recandomi alle urne, che il paese possa migliorare.
 
Vorrei chiarire un’ultima cosa. Dietro questo lavoro, non facile credetemi, non c’è uno staff. I video, gli articoli, le immagini selezionate sono frutto del lavoro (passione) di una sola persona: Giovanna Giannini.
 
Se sbaglio, l’errore è solo mio. E vi chiedo scusa per gli errori passati e per quelli futuri. I complimenti e gli incoraggiamenti (ne ricevo tanti privatamente, anche importanti, ma non amo chi si autocelebra e quindi li tengo per me, da rileggere nei momenti di sconforto) mi danno la forza di continuare.
 
Le critiche, quelle costruttive, sono sempre ben accette. In passato mi avete fatto notare dove sbagliavo ed ho cercato di porvi rimedio.
Il mio desiderio più grande in questo momento è che questo lavoro cresca senza generare odi, discussioni, scontri. Solo in questo modo, studiando e non fermandosi all’apparenza delle cose, sarà possibile raccontare obiettivamente il ventennio.
 
Un abbraccio
Cartoline dal Ventennio
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