La radio rappresentava per il regime fascista un importante strumento di propaganda. Agli inizi del 1930 però pochi italiani potevano permettersi il suo acquisto, soprattutto nelle zone rurali.

Mussolini decise allora di dotare ogni villaggio di una radio per affiancare i contadini nel lavoro dei campi e per ampliare la cultura delle giovani scolaresche.

L'esigenza della <radio rurale> non aveva solo fini educativi ma ovviamente anche di ampliamento del consenso soprattutto all'interno delle strutture educative e nelle campagne.

L'organizzazione dell'intera iniziativa fu affidata all'Ente Radio Rurale, istituito il 15 giugno del 1933 e affidato al gerarca Achille Starace.

Il compito dell'Ente non era dei più semplici, in quanto avrebbe dovuto provvedere all'organizzazione radiofonica dedicata non solo ai contadini ma anche alle scolaresche del I° ciclo delle scuole rurali, al fine di <contribuire alla elevazione morale e culturale delle popolazioni rurali>.

Inoltre l'Ente si sarebbe dovuto occupare anche della vendita degli apparecchi per le scuole e gli altri luoghi pubblici dei comuni e delle frazioni rurali.

Il problema principale infatti restava l'alto costo degli apparecchi. Nel 1938 apprendiamo da un quotidiano che lo stesso governo provvide alla consegna di 2000 apparecchi alle Unioni provinciali della Confederazione Fascista Lavoratori dell'Agricoltura.

In cosa consistevano questi programmi radiofonici? Le trasmissioni scolastiche avevano una cadenza trisettimanale. L'Ente Radio Rurale, per agevolare le scolaresche nell'ascolto delle trasmissioni, aveva inviato agli insegnanti dei moduli didattici che prevedevano 3 fasi: 

  1. Preparazione all'ascolto
  2. L'ascolto vero e proprio
  3. Scrittura dei contenuti

Sempre su espressa indicazione dell'Ente, l'apparecchio radiofonico doveva essere disposto in posizione ben visibile a tutti gli scolari e il Ministero dell'Educazione inviò agli insegnanti ripetute circolari per imporre l'obbligo dell'ascolto.

I programmi trattavano temi inerenti la storia d'Italia ma anche radiodrammi come "Il Duce e i bimbi". I bambini erano incuriositi ed affascinati da quello che per loro era uno strumento magico.

Alcuni, durante l'ascolto, si alzavano in piedi per vedere se dietro l'apparecchio ci fosse qualcuno in carne e ossa che parlasse, tanto era lo stupore.

Gli insegnanti non gradirono molto queste lezioni radiofoniche, in quanto si sentivano quasi spodestati dal loro ruolo.

L'altra parte delle trasmissioni era dedicata agli agricoltori. Vi era "L'ora dell'agricoltore", trasmessa la domenica mattina dalle 10 alle 11 e il sabato dalle 18.10 alle 18.40. I contenuti delle due trasmissioni erano diversi.

La trasmissione domenicale aveva una funzione oltre che di informazione agricola anche di svago con canzonette e dialoghi animati.

La trasmissione del sabato era invece prettamente tecnica. I programmi però non ebbero molto successo, non solo per la loro scarsa originalità ma anche e soprattutto per gli alti costi dell'apparecchio. 

 

 

Bibliografia

 

Andrea Sangiovanni, Le parole e le figure, storia dei media in Italia, dall'età liberale alla seconda guerra mondiale, Donzelli Editore, Roma, 2012

Giovanni Biondi, La scuola dopo le nuove tecnologie, Apogeo Editore, 2007

Maria Caterina Federici, Raffaele Federici, Elementi di comunicazione nella società postmoderna, Vol.II, Morlacchi Editore, 2004

Guido Gola, Tra pubblico e privato. Breve storia della radio in Italia, Effata Editrice, 2003

Franco Monteleone, Storia della radio e della televisione in Italia, Tascabili Marsilio Storia, 1992

La distribuzione di 2000 apparecchi radio ai centri rurali, 9/9/1938, La Stampa di Torino

La Radio Rurale, 21/9/1938, La Stampa di Torino

 

Per la foto si ringrazia : www.radiorurale.it 

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